Il vangelo nel cuore della gente
La missione: da Taranto al Bangladesh
Padre Daniele Targa, per diverso tempo animatore missionario a Taranto, scrive dal Bangladesh dov'è da quasi tre anni. Ci racconta del suo impatto con il nuovo ambiente e del lavoro che sta svolgendo.
Avevo undici anni quando decisi di entrare tra i saveriani. Già da allora, il fascino dell' oriente è stato come la scintilla che mi ha spinto a donare la vita per la causa del vangelo. Mentre studiavo, l'idea di andare in Asia diventava un desiderio sempre più forte.
Poi, grazie al Signore, questo sogno si è avverato.
Un impatto scioccante
L'arrivo in Bangladesh è stato uno shock. Lo ricordo bene: era il 16 febbraio 2001. Non è stato facile adattarmi all' ambiente. Il caldo afoso, la folla di gente ovunque, il caos , la lingua, la cultura, le nostre comunità saveriane disperse ... Insomma problemi erano tanti. Ma la voglia di incominciare a vivere in questo nuovo mondo era tale che la difficoltà si riduceva giorno dopo giorno.
Ho passato i primi sette mesi a Dhaka, la capitale del Bangladesh, per lo studio della lingua. Non è stato un periodo molto esaltante, a causa di vari problemi, ma soprattutto per l'ambiente di una città così caotica e soffocante. Poi ho deciso di lasciare la città per trasferirmi in una nostra missione, per stare più vicino alla gente e conoscere più a fondo la cultura e la lingua. Così a Natale del 2001, mi sono trasferito definitivamente a Bhabarpara, vicino al confine con il Bengala indiano. Ad accogliermi a braccia aperte, c'erano padre Pio e padre Livio.
Volevo lavorare insieme ai saveriani
Il nuovo ambiente in campagna, immerso completamente tra i campi di grano d'inverno e i campi di riso d'estate, ha subito conquistato il mio cuore e la mia mente. Era proprio il posto che cercavo per il mio primo inserimento in questo mondo della missione.
Pensavo di restare in compagnia dei saveriani almeno per qualche anno, ma nel giro di pochi mesi, a causa della morte improvvisa e prematura di padre Rinaldo Nava, la diocesi decise lo spostamento di alcuni missionari. A padre Pio è stata affidata la direzione del centro nazionale di catechesi a Jessore. Anche padre Livio, dopo pochi mesi, è partito per le sue meritate vacanze.
Collaboro con la chiesa locale
Al loro posto, come parroco, è arrivato un prete bengalese, don Filippo Sarkar. Ringrazio il Signore per l'esperienza che sto facendo insieme ad un sacerdote locale .
Lavorare insieme alla chiesa locale mi ha permesso di guardare la realtà con i loro occhi e soprattutto di aiutare la gente in modo dignitoso, senza lasciarmi prendere dallo sconforto. Ritengo questo fatto un punto fondamentale della nostra presenza missionaria. Anche durante la mia esperienza di animazione missionaria e vocazionale in Italia, ero convinto che noi missionari dobbiamo lavorare con la chiesa locale , per crescere insieme nel regno di Dio.
Il nostro sforzo maggiore
Con don Filippo ci aiutiamo a vicenda nel capire come affrontare i vari problemi della missione. Anche se a volte non è tutto facile, sto imparando tante cose e nello stesso tempo sto dando il mio contributo nella pastorale. La bella esperienza fatta a Taranto come animatore missionario mi aiuta molto.
Mi occupo soprattutto dei bambini e dei giovani. Curo anche la pastorale dei sacramenti in tutte le comunità cristiane dei villaggi, insieme ai catechisti, e con le suore seguo i gruppi delle mamme .
All'interno delle comunità cristiane c'è sempre qualche problema. In Bangladesh il cristianesimo è giovane e non ha ancora una forte tradizione. Essere tra i musulmani rende più difficile l'adesione al vangelo. Il nostro sforzo maggiore è proprio questo: far entrare il vangelo nel cuore della gente.








