Skip to main content
Condividi su

Cari amici, sono mesi che non mi faccio più sentire. È stata una scelta voluta. Mi sono chiuso un po’ nel silenzio, un bene prezioso, così bistrattato in questi nostri tempi. Tutti parlano, tutti urlano, in una babele di linguaggi che allontana la comprensione reciproca e quindi l’accoglienza dell’altro e del diverso.

Lo scorso ottobre, per commemorare il mio 50° di sacerdozio e riflettere sui miei 75 anni di età, mi sono ritirato in un asram nel nord del Bangladesh, ai piedi dell’Himalaya: trenta giorni di silenzio per raccogliere l’invito del salmo 37: “Sta’ in silenzio davanti al Signore e spera in Lui” (versetto 7).

Un binomio inseparabile

Uscire dal chiasso ed entrare nel deserto fa tanto bene al corpo e allo spirito. Silenzio e preghiera sono un binomio inseparabile. “La più alta forma di preghiera è tacere e pregare” (IBN Gabiron, The Choice of Pearls). Lo stesso autore scrive: “Quando giunge al vertice della conoscenza, l’uomo è ridotto al silenzio”.

Durante tutti questi anni di missione in Bangladesh (38, per la precisione) sono rimasto tenacemente ancorato a quell’ora di studio - meditazione - preghiera, a noi caldamente raccomandata nei nostri giovani anni da un maestro dello spirito di indistruttibile memoria, il saveriano p. Amato Dagnino.

Fin dai primi anni di missione quest’ora è stata la mia ancora di salvezza, il punto di riferimento imprescindibile per interiorizzare la Parola di Dio e trovare la ragione per restare e andare avanti, anche nei momenti più duri.

Nel diario degli anni della mia formazione, al termine di un corso di esercizi spirituali del 1959, quando avevo solo vent’anni, trovo scritto:

“Donati nell’agire e, perché questo dono sia completo, dimenticati”. Ecco, questo è stato il motto della mia esistenza.

Pensavo di aver scoperto da solo il nucleo del messaggio di Gesù, ma poi mi sono accorto di essere in compagnia di una moltitudine immensa, che si allarga nel tempo e nello spazio…

“Non ho i soldi per aiutarti”

Mentre sto buttando giù queste righe di riflessione, sono richiamato alla realtà da qualcuno che bussa alla porta, che in verità rimane sempre aperta. Si tratta di un malato: implora aiuto per le medicine. È l’ultimo di una lunga serie. Anche a lui, con il cuore che mi piangeva dentro, ho dovuto dire di no: “Taka nei, non ho i soldi per aiutarti”.

Non voleva assolutamente crederci ed è rimasto così, implorante, per un paio d’ore. Pensava che io facessi il duro con lui e che alla fine avrei ceduto. È impossibile far credere loro che la missione è senza soldi e che non siamo più in grado di aiutare, come facevamo una volta.

Prima di tutto l’educazione

Di tutta la molteplice attività della missione molto è stato ridimensionato. Ci siamo limitati all’attività educativa, concentrandovi tutti i nostri sforzi, perché vediamo in essa un veicolo molto valido per trasmettere i valori del Regno nei villaggi dei fuori-casta, dove siamo presenti con le nostre scuole. Gli alunni sono un migliaio. Occorre trovare e creare sempre più occasioni di incontro con loro.

Ho usato i termini “noi”, “nostri”; in realtà, come forse sapete, con il bel cumulo di 75 anni sulle spalle, da diversi anni mi trovo a giostrare il bel tutto da solo. Lo scorso maggio, con il caldo che scoppiava da tutte le parti, mi sono recato di villaggio in villaggio per incontrare gli alunni delle nostre scuole con i loro genitori e fare un po’ il punto sulla situazione.

Nel settore educativo, la formazione degli insegnanti è di primaria importanza. Attualmente gli insegnanti sono 45 e con essi abbiamo un programma mensile, in cui proponiamo mete educative e sussidi per attuarle.

Devo arrestare la penna, per non contraddire il principio da cui ho preso lo spunto per questa chiacchierata. Vi ringrazio ancora una volta per la comprensione e collaborazione, e vi chiedo un piccolo ricordo nella preghiera.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2664.78 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Aprile 2025
Carissimi amici e amiche,“Cristo, mia speranza, è risorto”. Sono le parole che la Sequenza Pasquale pone sulle labbra di Maria Maddalena e che nascon…
Edizione di Ottobre 2000
Padre Nicola Masi racconta Padre Nicola Masi, nativo di Priverno (LT) è da 24 anni missionario in Amazzonia. Per tanti anni ha insegnato teologia mo…
Edizione di Marzo 2011
Un giorno un uomo si fermò in mezzo a un gruppo di ragazzi che giocavano in cortile. Si mise a far capriole e buffonate per farli divertire. La madre…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito