Il senso della responsabilità
Un fine settimana intenso, quello dell’11-12 ottobre: i ragazzi del gruppo “Missione nel cuore” sono stati guidati alla scoperta del senso di responsabilità; un termine che implica la nostra personale risposta a qualcuno: a Dio, agli altri, a noi stessi.
Il corpo, gli affetti, l’anima
Al centro dell’incontro è stato posto l’individuo umano. Ognuno di noi è il risultato del trinomio: il corpo, gli affetti, l’anima. Le tre componenti vanno allenate, sviluppate in libertà, rendendoci conto che sono doni preziosi di Dio e collegati l’uno all’altro. Dobbiamo imparare a non sbilanciarci sull’una o sull’altra, ma a crescere bene in tutte e tre, ricordando che il primato dell’uomo risiede nella sua anima, nella coscienza.
Quando ciò non avviene, a dirigere il cammino della vita subentrano l’istinto, il sentimento, la reazione. Ma così si finisce di spendere la vita alla ricerca del piacere e dell’utile, non del vero e del bello. Chi vive così, si alimenta di sole emozioni e, quando mancano, cerca di soddisfare il proprio bisogno in droga, alcool e sesso, fino a diventarne dipendente.
Che cos’è la libertà?
E allora dove è finita la libertà? Spiritualità è libertà e dalla libertà nasce la decisione che consente di canalizzare la vita! La libertà è intelligenza e volontà.
Ciascuno è responsabile di se stesso, del suo diventare persona, del suo crescere in umanità.
Ecco allora che ci ritroviamo a osservare le virtù cardinali, simbolo di uno “stile di vita”.
Storie quotidiane, un film e le opere di Giotto realizzate nella cappella degli Scrovegni, hanno permesso allo staff di guidare interessanti laboratori e dibattiti. La presentazione di san Guido Conforti e di madre Celestina Bottego, personaggi virtuosi, ha trasferito l’attenzione sulla famiglia missionaria verso la quale vogliamo favorire un senso di appartenenza, un legame che nasce dall’interesse per la missione e che, radicandosi nella spiritualità dei fondatori, ci porterà a sentire gli altri dentro di noi.
Una chiave in dono
La partecipazione dei ragazzi è stata attiva. Tutti sono rientrati a casa contenti, anche per il piccolo dono simbolico ricevuto: una chiave. Dare delle chiavi è, in generale, affidare una responsabilità. Anche Gesù offrì a Pietro “le chiavi del regno dei cieli per edificare la sua chiesa” (cfr. Matteo 16, 18-19).
Oggi, con questa chiave, siamo stati investiti tutti noi.







