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Il seminatore uscì a seminare Missionari friulani a Taiwan

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Non è facile mettere per iscritto in poche righe il vissuto ed il cammino della nostra Comunità in questi quattro anni di vita nel mondo cinese. I Saveriani sono presenti a Taiwan dal 1990. Siamo nove persone ( che include anche confratelli messicani e congolesi) ci sono quattro missionari friulani.

Questo ci fa sentire eredi e partecipi di quel grande movimento missionario a favore della Cina che trova le sue radici nella vita e nelle opere di Odorico da Pordenone, Tristano di Attimis, e del cardinal Celso Costantini. Questa eredità ora è portata attraverso i piccoli gesti dei padri Edi Foschiatto (Ravosa), nella chiesa di s. Francesco Saverio, a Taipei, e coordinatore dell'Ufficio Missionario; Fabrizio Tosolini (Tricesimo) che si sta preparando per un'attività pastorale in campo biblico; Martino Roia (Prato Carnico) impegnato a favore dei disabili, e Giuseppe Matteucig (Feletto Umberto) responsabile del gruppo e coordinatore dell'Ufficio Giovanile.

Se da una parte il mondo cinese è diventato per tutti noi un qualcosa di più familiare, dall'altra ci riserva e mantiene ancora una grande impenetrabilità ed incomprensibilità. Questo fatto, devo dire, non ci ha mai bloccato, anzi fedeli alla visione ed allo spirito del Fondatore, il beato Conforti, ci ha spronato ancora di più a "vedere, cercare, amare Dio in tutto ed in tutti", e particolarmente in questo mondo cinese così diverso dal nostro.

Ripensando a quest'ultimo anno appena terminato, ai confratelli che con me condividono le gioie e i dolori della missione, ai nostri fratelli e sorelle cinesi che insieme a noi collaborano all'audace progetto, mi è venuta in mente una parabola evangelica molto conosciuta. Vorrei che questa parabola facesse da cornice e desse forma e colore a queste mie parole.

La parabola

Uscii il seminatore a seminare. Il seme è la parola di Dio. Alcuni semi caddero sul terreno duro. Altri semi caddero tra le erbacce e finirono soffocati. Altri semi caddero sul terreno sassoso: spuntarono subito le piantine, ma il caldo del sole le fece seccare perché le radici non erano profonde.

Mi scuso se da persona ottimista, non voglio soffermarmi sulle difficoltà che sono il nostro pane quotidiano sia a Taiwan sia nel continente. Difficoltà che ognuno di voi avrà già avuto modo di conoscere attraverso la stampa e la televisione. Non voglio soffermarmi sulle difficoltà perché insieme con i miei confratelli sappiamo fin troppo bene che solo chi semina nel pianto raccoglierà nella gioia.

E quindi permettetemi di condividere con voi solo quella parte della parabola che sottolinea il raccolto come un qualcosa di stupendo, come un qualcosa che crea meraviglia.

A Taiwan i cattolici sono appena 300 mila su una popolazione di 23 milioni di abitanti per la maggioranza buddisti, taoisti, e molti altri saldamente ancorati ad una miriade di forti espressioni di religiosità popolare. Ultimamente abbiamo constatato che,  il fatto di essere una minoranza, più che creare una mentalità da ghetto, una mentalità pessimista e chiusa, ha spronato i fedeli a vedersi ed accettare con coraggio il loro essere sale della terra, luce del mondo, lievito nella pasta.

Questa presa di coscienza ha chiamato i fedeli ad appropriarsi della propria fede in modo così profondo, da manifestarsi poi in gesti concreti e scelte di vita: la fede è dono che deve essere condiviso, è seme che per sua natura deve essere sepolto nella terra. Nella parrocchia s. Francesco Saverio di Taipei  ci siamo accorti che il seme gettato ha portato abbondanti frutti, non solo nella crescita numerica da 25 a 130 fedeli, ma anche e soprattutto frutti che indicano un salto di qualità nella vita di tutta la Comunità.

Prima attraverso il lavoro di p. Martino, poi con più incisività attraverso il lavoro di p. Edi, non ci siamo mai stancati di seminare nel nome del Signore; di dare gratuitamente quello che noi stessi avevamo gratuitamente ricevuto, e davanti ad un popolo religioso come quello cinese, di dare testimonianza alla nostra fede nel Maestro di Nazareth, Cristo Signore.

La parabola evangelica parla del 30, del 60 del 100, io parlavo di salti di qualità. La Comunità parrocchiale si è scoperta Comunità missionaria, non tanto e solo grazie al paziente lavoro di p. Edi, del sottoscritto e degli altri, ma anche e soprattutto come scoperta gioiosa che la fede questo grande dono deve essere condiviso e deve manifestarsi in gesti concreti. Ed allora questa piccola Comunità si è fatta attenta alle necessità della società circostante, e come per miracolo, i gesti di solidarietà e di servizio si sono moltiplicati a macchia d'olio.

Gesti di solidarietà

Questo essere attenti al mondo circostante ha spinto i nostri giovani, a preparare il Natale non in un ambiente favoloso o romantico, ma nella realtà concreta con i suoi drammi. Ad esempio, durante l'avvento i giovani hanno pensato di sostituire la capanna con una tenda per ricordare tutti i disagi delle persone che si trovano costrette a vivere nelle tendopoli a seguito del violento terremoto che nel 1999 aveva sconvolto parte dell'isola.

E come impegno concreto verso coloro che erano i più toccati da questa tragedia è nato un gemellaggio di solidarietà con una Comunità di terremotati. Una solidarietà che dura tuttora. Per Natale, negli ultimi anni ci siamo fatti promotori di un'interessante attività ecumenica. Prima della Messa di mezzanotte la Comunità insieme alle varie Chiese protestanti si riunisce per cantare le pastorali.

Formando un solo coro diamo espressione visibile di quell'unità così fortemente voluta da Gesù. Finito il concerto per le vie del quartiere, ogni gruppo raggiunge la sua chiesa per la celebrazione della mezzanotte. La nostra chiesa è gremita di gente perché i nostri fedeli invitano anche amici a partecipare, ed in questo modo il seme continua ad essere sparso.

Un altro salto di qualità è nato da un'attività promossa a favore dei giovani. Lo scorso febbraio, un gruppo si è recato ad aiutare le suore di Madre Teresa. Dopo aver lavorato tutto il sabato nel servire alla mensa dei poveri, i giovani durante la liturgia della domenica hanno condiviso con il resto dèlla Comunità la gioia per questo servizio. Inattesa è stata la risposta della gente: come reazione alla testimonianza dei giovani, una ventina di adulti si sono offerti a collaborare con le suore in continuo. Risultato, venti persone, divise in gruppi, ogni altro sabato, si recano dalle suore ed insieme con loro preparano, cucinano e distribuiscono il pranzo ad una sessantina di famiglie.

Questo ci ha messo in contatto con altre realtà locali che ci hanno interpellato sia a livello umano che di fede. Come macchia d'olio si è propagata la solidarietà. Abbiamo scoperto che nella zona c'era un orfanotrofio, ed ora con i giovani   abbiamo organizzato giochi, uscite allo zoo ed ai parchi, al cinema, come espressioni semplici e concrete di solidarietà vissuta.

Il portare i pasti alle famiglie ci ha messo a contatto con situazioni familiari di emergenza. Quindi insieme con l'Ufficio di Pastorale Giovanile della diocesi di Taipei, abbiamo organizzato un campeggio estivo gratuito per 50 ragazzi e 20 adulti della zona. È stato qualcosa di unico, qualcosa che il Signore stesso ha fatto fiorire. Speriamo di poter portare avanti queste attività anche il prossimo anno.

Settembre, con i suoi tifoni, ha creato un mucchio di guai e inondazioni nelle periferie di Taipei, soprattutto nella zona dove vivono le suore di Madre Teresa. Giorni che ci hanno visto, adulti e giovani, insieme ad altre persone di buona volontà attivi nella pulizia degli ambienti, strade e case.

Si potrebbe continuare ancora, ma voglio terminare qui, sottolineando ancora una volta che tutti questi piccoli gesti, fatti insieme a altre persone di buona volontà, sono segno che la grazia di Dio può, pur tra mille difficoltà, far fruttificare il seme e che il raccolto agli occhi del Signore è sempre abbondante. La mia missione sia a Taiwan sia nel continente cinese va avanti per merito di questo seme buono e vitale, che è la Parola di Dio, resa visibile nella nostra vita. Io spero che voi, insieme a noi, continuerete a credere in questo seme, ognuno secondo il proprio ruolo.

Alcuni areranno, altri semineranno, altri  innaffieranno, confidando che Cristo, il padrone del campo, non faccia mancare vita è raccolto. Sono convinto che il raccolto ci aiuterà a non pentirci se usciremo sempre e solo per seminare nel nome del Signore .



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