Il seminatore
Disse Booz, il grande proprietario terriero: “Amici, devo seminare nel mio campo. C’è qualcuno che mi può dare una mano? È il mio sogno di veder crescere tante cose e poi di condividerle con chi ne ha più bisogno”. Qualcuno gli si avvicinò, gli chiese quanto pagava. Si diedero l’appuntamento per il giorno dopo. A ognuno fu consegnato un sacco con la semente, dicendo loro che a sera sarebbero stati pagati il dovuto. Cominciarono a lavorare. Faceva caldo. Ogni tanto qualcuno si fermava per bere del vino di Cana. Piano piano, dopo aver bevuto, si dimenticarono che dovevano fare il lavoro seriamente. Qualcuno scaricò l’ultima parte del sacco sulle pietre. Altri tra i rovi. Altri ancora sulla strada. E tutto finì male: uccelli, passanti, spine rovinarono il lavoro. Booz era furioso. Li chiamò, li pagò e disse loro di non farsi più vedere “Siete degli scansafatiche, solo capaci di bere e fare chiacchiere. Via. Mi avete rovinato il sogno”. La sera in famiglia chiese chi fosse disposto ad aiutarlo a realizzare il sogno. Tutti gli promisero lealtà e così avvenne. Appena spuntato il sole, ognuno prese il suo sacchetto con i semi e, piano piano, dietro Booz, lavorarono fino all’ora di pranzo. Niente vino, un po’ di pane, del formaggio, del latte cagliato e qualche oliva. Poi, fischiettando e cantando, fino al tramonto del sole, terminarono felici il loro lavoro. Allora sì, potevano mangiare la pecora in cappotto con le erbe selvatiche e bere un bel boccale di vino. Booz era felice e ringraziò tutti, perché sapeva che il sogno si sarebbe realizzato. E così, dopo qualche mese, anche i suoi amici nati-stanchi videro i frutti del lavoro della famiglia di Booz. Tutto diventò realtà. Il sogno, intriso di fatica e di gioia, si era realizzato.







