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P. Silvano Garello, vicentino di Valdagno, è salito al cielo il 18 gennaio. Lo ricordano i confratelli e il fratello Olinto.

Caro Silvano, avrei voluto essere con i nostri confratelli nella cattedrale di Khulna per salutarti e affidarti al Signore nel tuo viaggio di ritorno a Lui. Lo faccio dall’Italia scrivendoti quest’ultima lettera. Ti avevano detto di fermarti più a lungo in patria per curarti, ma tu non hai voluto ascoltare nessuno. Forse avevi il presentimento del tuo passaggio al Padre e sei voluto tornare nella terra della tua missione, che tanto hai amato e per la quale hai speso tutte le tue energie senza risparmiarti.

Vicenza, scuola e giornate missionarie

vi Germano Garello 1989.Scherzosamente ti chiamavamo “il profeta” e nessuno di noi ha mai messo in dubbio che tu eri innamorato di Gesù, che volevi annunciare, come S. Paolo. Ci siamo incontrati la prima volta a Parma negli ultimi due anni di teologia. Erano gli anni ferventi del Concilio e noi siamo stati i primi fortunati a celebrare l’Eucarestia in lingua italiana. Poi tutti e due siamo stati assegnati alla scuola apostolica di Vicenza, che pullulava di “apostolini”.

Il primo anno, per l’insegnamento, ci venne assegnata la prima media, che aveva 60 alunni, divisi in 3 sezioni: due per me ed una per te. Frequentavamo contemporaneamente Padova, tu per la liturgia a S. Giustina ed io al Livianum per lettere e filosofia. E poi, ogni sabato e domenica, fuori nei paesi del vicentino a predicare le giornate missionarie.

La missione in Bangladesh

La nostra era una comunità composita: 11 confratelli, di cui alcuni anziani. Ricordi i tentativi di trasmettere lo spirito del concilio attraverso gli incontri settimanali? Dopo quattro anni trascorsi insieme, sei partito per l’allora Pakistan Orientale. E ti sei trovato subito nella tragica vicenda della guerra di liberazione dal Pakistan, un’immane tragedia di sangue, che segnò anche la morte di P. Mario Veronesi, di cui tu poi scrivesti una splendida biografia. Dopo di allora le nostre tracce si persero, per ritrovarle quando anch’io nel 1977 giunsi in Bangladesh.

Furono quelli gli anni gloriosi della missione, in cui i saveriani si resero protagonisti del rinnovamento attraverso “vie nuove” e la scelta prioritaria degli esclusi, dei fuoricasta, a cui poi si aggiunse quella dei tribali. Fummo anche i primi, non solo in Bangladesh, a iniziare il dialogo interreligioso.

Gli ultimi saveriani?

Hai prodotto una quantità enorme di testi e sussidi per la catechesi e le celebrazioni liturgiche, di cui è difficile dare un elenco completo. Eri solito dire, quando non c’era ancora il computer, che, a forza di scrivere, l’indice della tua mano destra era diventato calloso. Da non dimenticare infine l’apporto che tu hai dato alla formazione del clero locale negli 8 anni da rettore del seminario minore di Khulna.

Te ne vai in un momento in cui siamo ridotti di numero e molti di noi avanzati in età. Siamo noi gli ultimi missionari saveriani nel Bangladesh? Prega per noi il Signore perché non ci venga mai a mancare l’entusiasmo e la gioia dell’annuncio.


P. Silvano, entra nella vera gioia

p. LUIGI LO STOCCO, sx

Caro Silvano, quante scorribande fatte insieme nelle valli dell'Ossola e dintorni durante le vacanze della nostra giovinezza, su quella piccola motoretta che ci dava tanti problemi!

Eravamo sempre pronti a dare il meglio di noi stessi per far sì che l'animazione missionaria diventasse una priorità nella nostra famiglia saveriana. Quante battaglie combattute insieme perché questo potesse diventare realtà. A un certo punto i nostri cammini si sono diversificati. Tu sei partito per l'Asia e io per l'Africa e i nostri incontri si erano diradati.

Ho letto i tuoi scritti. Sempre molto prolifico e attento, con il tuo linguaggio di scrittore semplice e convincente, hai saputo raccontarci la vita e le speranze, sapendo aprire il nostro cuore alle tante speranze presenti nelle culture di altri popoli. Sei stato veramente un "grande".

Ricordi quella sera piena di nebbia, mentre facevamo ritorno a casa, dopo un ennesimo incontro con i giovani di una parrocchia del vicentino? Stavamo pregando con il rosario in mano, mentre tu al volante non vedevi più la strada da seguire. Ci siamo fermati, siamo scesi dall’auto e ci siamo accorti di esserci fermati a poco più di mezzo metro da un pilone in acciaio ai bordi della strada. Ringraziammo Dio e la Madonna, che stavamo pregando. Ci avevano salvati dall'impatto.

Spero che questa stessa Madonna ti abbia accolto in Paradiso, dopo una vita vissuta pienamente e totalmente: “Vieni servo fedele, entra nella vera gioia...".


Ogni tuo esempio non sia vano

Caro fratello,

oggi capisco il tuo desiderio d’andare. Tu, forse, di nascosto avevi sentito un forte richiamo a te gradito. Anche lassù hai ben da fare, trovando lì, fra i santi, il benestare.

Ora che hai bussato in Paradiso, avrai certo radioso il tuo sorriso. Noi qui, piangenti, oggi t’invochiamo finché ogni tuo esempio non sia vano.

Nel tuo fervente zelo di missionario tenevi come arma il tuo rosario e coronare ciò che avevi in cuore, volendo lì portare fede e amore.

Lì in Bangladesh ora lasci un fardello che aiuta sentirsi ognun fratello…

Ora tu da lassù ci guardi attento, avvolto fra i beati ogni momento, lasciando quel messaggio di bontà che aiuta per pensare all’aldilà.

OLINTO GARELLO



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