Il saveriano dal volto sereno: p. Emilio Paloschi
Un altro grave lutto ha colpito la comunità saveriana di Cremona. Dopo la morte di p. Gianni Lazzari a fine gennaio, domenica 23 maggio ci ha lasciato anche p. Emilio Paloschi, nato a San Salvatore di Sospiro il 26 aprile 1936. Era stato ordinato sacerdote il 15 ottobre 1961 insieme ad altri quattro saveriani cremonesi: p. Luigi Brioni, p. Franco Fiori, p. Carlo Lucini e p. Sandro Parmiggiani. Ha lavorato in Sierra Leone, Gran Bretagna e Brasile. Da vari mesi era nell'infermeria della casa madre di Parma per curare una grave malattia al pancreas.
"Un tempo di grazia"
Per due anni circa, p. Emilio è stato nella comunità saveriana di via Bonomelli. Qui conobbe la gravità del suo male e capì che non avrebbe potuto vivere a lungo, ma non ne era spaventato. Un giorno mi disse, con mio grande stupore: "Per me è un tempo di grazia!". Conoscevo da mezzo secolo il suo carattere allegro, amante della musica e della danza. Mi piaceva scherzare con lui chiamandolo il saveriano ballerino. Ma non avrei mai immaginato una simile definizione della malattia, che per la maggioranza degli uomini è un tempo di disgrazia.
Padre Emilio è morto il giorno di Pentecoste, che conclude il tempo pasquale con la discesa dello Spirito Santo, il Consolatore, lo Spirito della vita senza fine. Il funerale si è svolto in due tappe: il mattino del 25 maggio a Parma, nel santuario dove riposa il beato Conforti, alla presenza di tanti saveriani anziani e malati che spesso p. Emilio serviva e incoraggiava; il pomeriggio nella chiesa gremita di San Salvatore, al paese natale, con tanti sacerdoti e numerosi saveriani provenienti da varie comunità d'Italia e tre anche dalla Scozia.
Ci sono ancora i santi...
Il "dulcis in fundo" vale anche per un funerale. Infatti, con dolci parole don Antonio Censori, un saveriano scozzese e due donne della parrocchia hanno messo in luce le virtù di p. Emilio: la sua capacità di ascolto e di dialogo, di vicinanza ai poveri e agli emarginati, perfino ai drogati e alcolizzati. Padre Emilio aveva sempre serenità e dolcezza, calma e pazienza, anche nelle varie prove e sofferenze della vita, sopportate senza lamenti o ribellioni.
Grazie, padre Emilio, per i tuoi esempi: ci hai fatto capire che nella chiesa ci sono ancora i santi, più numerosi di quanto pensiamo!
Il "grazie" degli amici
"Caro p. Emilio, per noi sei sempre stato un grande amico. Abituati a pensarti lontano a compiere la tua missione, il nostro cuore era sempre in attesa di un tuo rientro. Ogni volta era per noi un avvenimento speciale. Sul piazzale della chiesa sapevi ascoltare ognuno di noi che ti raccontava il susseguirsi degli avvenimenti brutti e belli della propria vita e del paese; donavi a ciascuno una parola buona e un consiglio, affiancati sempre dal sorriso.
Ora da lassù, vicino al Padre celeste, ci stai ascoltando e noi vogliamo dirti: grazie per l'amore verso il tuo paese, che non hai mai dimenticato. Grazie per le tue preghiere e per tutto quello che avresti desiderato fare per noi".
I compaesani.
Grazie anche a Selene
"Caro p. Emilio, grazie per il bene che hai fatto, per come lo hai fatto e a chi lo hai fatto. Hai scelto i più poveri e fra questi i più deboli, cioè i bambini delle favelas. Per loro hai pensato al dono più difficile da offrire: insegnare a leggere e a scrivere. Dicevi: «Solo così sapranno difendere i loro diritti e quelli dei loro fratelli».
Grazie a tua sorella Selene, hai saputo coinvolgere e aggregare tanti amici che per anni, insieme anche al gruppo missionario di Cristo Re, ti hanno dato una mano, garantendo una continuità nell'alfabetizzazione di questi ragazzi. Cara Selene, tu eri il "ponte" tra padre Emilio e noi; senza di te non sarebbe stato possibile nulla di ciò che è stato fatto. Tu, per Emilio, sei stata non solo la sorella, ma anche l'amica e la madre".
Pierina Beltrami e gruppo missionario "Cristo Re" di Cremona.








