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La volontà di fare la nostra parte

MARCELLO STORGATO, sx

Non so come sarà la situazione quando leggerete queste righe. Mentre scrivo, il Medio Oriente è in fiamme. Dicono che non è ancora tempo per gettare acqua sul fuoco. Meglio che il fuoco si espanda, fino a “sistemare” la situazione, una volta per sempre. Intanto, i bambini di Nazaret muoiono, accanto al luogo dell’Annunciazione, là dove la vergine Maria ha detto “sì” al piano di Dio e ha concepito il Figlio; adulti e giovani cadono a terra in Libano, che procurava i giovenchi per i sacrifici nel tempio di Gerusalemme, e nella Galilea, dove Gesù annunciava la beatitudine dei miti e degli operatori di pace; la gente è costretta a scappare per salvare la vita propria e dei bambini; le madri - cristiane, ebree, musulmane - piangono e non vogliono essere consolate, perché i loro figli non sono più... E Dio tace.

Mentre scrivo, un nuovo maremoto e un nuovo tsunami si sono abbattuti sull’isola di Giava. Centinaia i morti e dispersi, specialmente bambini che giocavano sulla spiaggia; decine di migliaia i disperati che hanno perso tutto, perché non è stato ancora attivato un sistema di allarme, che avvisi la gente del pericolo imminente. E Dio tace.

Sì, Dio tace. Non è un silenzio di statua. Non è un silenzio di tomba.

È il silenzio di Cristo, di fronte all’uomo che lo schiaffeggia; di fronte a Erode e a Pilato, che hanno la responsabilità di evitare e di fare. È il silenzio di Cristo di fronte a chi lo bacia, con ben altri fini che quello dell’amore e della familiarità.

Solo Cristo - e con lui, soltanto le vittime - hanno diritto a lamentarsi con Dio: “Dove sei? Dove eri? Perché sei stato zitto...”. I carnefici no. E neppure noi, che forse ci riteniamo innocenti di tutto quello che accade attorno a noi.

Poi sento tante domande: “Dove siete voi, religiosi e politici, quando in Africa portano via tutto e tutti? Quando milioni di persone nel mondo muoiono lentamente di fame e di malattia? Quando vendono le armi perché altri si combattano e uccidano? Fate bene a difendere i nascituri, ma perché lasciate che uccidano i bambini già nati? Perché domandate perdono dei misfatti di ieri e tacete sui misfatti di oggi? E dove sono le potenti organizzazioni internazionali?...”.

Mio Dio, basta con tutte queste domande assordanti, che mi rompono i timpani della mente e del cuore, e non mi lasciano in pace.

Abbiamo pregato, domenica 23 luglio - e preghiamo ogni giorno, io e tanti altri che abbiamo a cuore la pace dell’umanità - per chiederti il dono prezioso della pace, perché cessi il fuoco, perché si facciano corridoi umanitari...

Già, i corridoi umanitari sono l’ultima spiaggia! Anche tu, del resto, avevi comandato a Mosè di aprire un corridoio nel mar Rosso, per portare in salvo gli ebrei, il popolo da te prediletto, dagli attacchi del faraone; ma poi han dovuto vagare per quarant’anni nel deserto, prima di trovare una patria!

Cosa possiamo fare di più, noi che siamo disarmati?

Mi sembra di sentire ancora quel canto nella notte: “Pace agli uomini di buona volontà”. Sì, il tuo dono di pace è lì, pronto. Ma ci vuole più “buona volontà”, da parte di tutti e da tutte le parti, per accoglierlo e custodirlo. Tu puoi tutto, Signore, ma non puoi fare quel poco che tocca a noi.



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