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Diversa-mente vivere: ''Sono forse il custode di mio fratello?''

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Questo è il tema del prossimo convegno missionario della regione Emilia Romagna, programmato per domenica 27 settembre prossimo a Cortemaggiore (PC). Potrebbe essere riassunto con le parole "I care - m'interessa, ci tengo". È un richiamo a cambiare mentalità e a essere consapevoli che tutto ciò che facciamo ha conseguenze sugli altri e viceversa.

Dopo aver ucciso il fratello Abele, Caino pensa di cavarsela con queste parole che manifestano indifferenza e non-curanza. Ma il Signore ci ha creati a sua immagine e dunque, come persone chiamate a vivere in relazione con gli altri. Perdendo la capacità di avere rapporti stabili e profondi, Caino perde anche un po' della sua identità.

Nessuno vive da solo

Tutti siamo implicati nella vita degli altri: anche se li rifiutiamo; anche se cerchiamo di condurre un'esistenza separata. Le vite sono sempre intrecciate, perché la vita è relazione. Dove non c'è relazione non c'è vera vita.

La domanda di Caino - "sono forse io il custode di mio fratello?" - oggi possiamo intenderla anche sotto forma di un sano dubbio: il dubbio di chi sta scoprendo una cosa sorprendente alla quale non aveva ancora pensato, come uno che si dà un colpo sulla testa dicendo: "perbacco, la custodia del mio fratello è stata affidata proprio a me! E allora, chi è il mio fratello?".

Proprio da qui inizia la missione: il cambiamento di prospettiva. Sono convinto che, come missionari in questo nostro tempo, ci occorra proprio un "diversa-mente vivere", alla luce della parabola evangelica del buon Samaritano.

Fratello lontano, nemico vicino

Sembra infatti che uno sia mio fratello finché non varca la soglia di casa mia; ma dal momento in cui mi viene a trovare in casa, è solo un potenziale delinquente. Possiamo continuare a pensare al fratello che sta oltre l'oceano, quando l'abbiamo vicino di casa?

"Diversa-mente vivere" potrebbe essere un'occasione in più per riscoprire il senso della missione, così cara a noi saveriani. "Andare alle genti" può ancora essere inteso solo come fuori dal proprio paese? Se la missione è essere "custode del fratello", è ancora lecito pensare che l'Europa non abbia bisogna di essere evangelizzata?

Anzi, oso spingermi più lontano. Sembra che in alcune aree dell'Europa (anche quelle più "cristiane") il vangelo non abbia pervaso profondamente le abitudini e i modi di fare dei cristiani. Sembra piuttosto che siano stati "cristianizzati" certi modi "pagani" di fare. Insomma, è come dare una pennellata di vernice coprendo il colore che c'è sotto... Questa impressione vale ancor più ai nostri giorni. Un esempio: in molte famiglie i figli ricevono i sacramenti come una formalità "culturale" da compiere, e non per il valore che hanno di iniziare alla vita cristiana.

È tempo di primo annuncio

"Diversa-mente vivere" vuole anche dire che è venuto il tempo di capire che il primo annuncio è da riprendere: è tempo che il vangelo venga annunciato come stile che cambia la vita delle persone in profondità. Vuol dire rendersi conto che io sono custode del fratello e della sorella che ho vicini, se non voglio che il mio impegno per altri fratelli e sorelle più lontani sia solo un modo per mettere a tacere la coscienza.

Siamo tutti custodi gli uni degli altri, perché "nel profondo del cuore ciascuno intuisce un paese dove si parla una lingua d'amore che fa nascere la fraternità.

In fondo al proprio essere ognuno sente una sete tenace di equità e di pace, che può nascere soltanto da un cuore che si apre".

Quale acqua sazierà la sete del mondo assetato d'amore, le cui terre ormai bevono il sangue dei propri figli? Il seme di equità e di pace germoglierà solo quando il mondo insegnerà nuovamente ai figli non a bere ciascuno nella propria ciotola, ma tutti dalla stessa coppa il vino dell'amicizia fraterna.



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