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Tra la cinquantina di ragazzini che il 1° ottobre 1958 varcavano il portone dell’Istituto saveriano di Vicenza c’era anche Adriano Spigarolo. Occhi vispi e sorriso cordiale, proveniva dal cenacolo di spiritualità missionaria della professoressa Parolin di Cittadella.

Di temperamento mite e sempre allegro, è cresciuto collaborando con tutti, senza voler imporsi su nessuno. Diligente e ordinatissimo, all’impegno scolastico ha sempre trovato modo di affiancare qualche attività manuale per le necessità della comunità. In ginnasio, a Zelarino, con la casa che era tutto un cantiere di opere edilizie, con la regia di p. Piatti e una fucina di orizzonti affascinanti di cui p. Piacere era artista insuperato (un biennio irripetibile!), Adriano ha cominciato ad essere l’elettricista di tutte le emergenze.

Il noviziato con p. Gazza ci ha riportato all’antica tradizione formativa (“con i piedi sul letamaio magari, ma con la mente in cielo!”). Ma non ha spiazzato Adriano, che ha proseguito con coscienziosità e la consueta serenità. Il liceo a Tavernerio è stato il periodo più impegnativo di studio e più goliardico come ambiente, un’esplosione di iniziative formative e di opportunità di esprimersi. La presenza di insegnanti saveriani di alto profilo culturale e umano ha dato modo a ciascuno di crescere e prendere consapevolezza del proprio posto nel mondo. E quando Adriano è poi tornato in famiglia, nessuno ha pensato che lo facesse per egoismo o per quieto vivere.

Infatti, la sua generosità si è triplicata: nell’ambiente di lavoro, nella famiglia che ha formato e nella comunità parrocchiale del Pozzetto che stava nascendo. Dappertutto la stessa passione, la cura meticolosa, la capacità di collaborare senza risparmiarsi mai. Negli incontri per gli ex-allievi saveriani a Vicenza, si trovava con i coetanei a rivivere tanti ricordi belli e a ringraziare il Signore per l’esperienza di fede gioiosa e sostanziosa vissuta insieme, ma poi si finiva sempre per condividere i propri impegni pastorali nelle parrocchie… Segno che la missionarietà ci aveva penetrato nel profondo e sentivamo il bisogno di comunicare la fede come l’avevamo ricevuta, con gioia! Negli ultimi anni, però, per Adriano la testimonianza ha avuto aspetti più impegnativi: la malattia lunga, dolorosa, invalidante, fino alla salita in cielo il 27 settembre 2021.
Quando Adriano è tornato a Cittadella, dopo il liceo, la chiesa del Pozzetto non era ancora terminata. Per le sante messe i cittadini si radunavano nella chiesa dell’asilo locale. Il nostro amico non tardò tanto ad ambientarsi anzi, si offriva per la lettura e per la raccolta delle offerte.

All’inaugurazione della chiesa collaborò per la riuscita della grande festa. Partecipò all’allestimento della sagra e delle mostre: fotografie storiche, lavori delle donne del paese e dell’artigianato locale. Negli anni seguenti, s’impegnò in modo particolare per il buon funzionamento del circolo “NOI”, soprattutto per la contabilità e la riuscita delle varie iniziative no profit. Provvedeva agli acquisti per il bar e all’abbonamento a giornali e riviste. Fissava anche i turni di servizio. Condivideva con gli altri i contributi da assegnare all’asilo, alla parrocchia e ai campi scuola, in proporzione alle disponibilità. Ha fatto parte del Consiglio pastorale parrocchiale per due mandati.

Adriano credeva nella collaborazione e nell’aiuto tra persone, secondo i principi acquisiti e vissuti negli anni trascorsi con i saveriani. Quando qualcuno di loro tornava in parrocchia, tra cui suo cugino p. Franco Bordignon, Adriano era presente. Con loro si dimostrava accogliente e disponibile per esaudire le necessità. Si aggiornava sulle missioni e su quanto di buono riuscivano a realizzare. Chiedeva notizie di amici e conoscenti dello studentato che erano diventati missionari. E lo spirito missionario in lui non è mai mancato. (Ennio)



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