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Lunedì 26 giugno, nel 50° anniversario della morte di don Lorenzo Milani, ci siamo ritrovati nel chiostro di San Mercuriale per parlare del tema “L’obbedienza non è più una virtù”. L’iniziativa era organizzata dal comune di Forlì, dalla diocesi di Forlì-Bertinoro, dall’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e Centro per la Pace Annalena Tonelli. È stata una tappa preparatoria alla marcia della pace della Romagna, che si è svolta domenica 17 settembre.

Testimonianze e ricordi

Dopo il saluto del sindaco di Forlì, Davide Drei, ci sono state le testimonianze degli obiettori di coscienza. All’interno dell’abbazia, si è riflettuto sull’attualità di don Milani, grazie al videomessaggio di papa Francesco a Barbiana. Sono mancate le parole di mons. Luigi Bettazzi, di Pax Christi, assente per motivi di salute. Al suo posto, c’erano due testimoni di quel momento storico.

È stato ricordato don Milani come profeta della non violenza e dell’obiezione di coscienza. Infatti, alcuni forlivesi, laici e cattolici, obiettori al servizio militare, hanno seguito l’invito e la proposta del profeta della non violenza. “Ogni cittadino - scrive il priore di Barbiana - deve obbedienza alle leggi finché esse assomigliano alla legge di Dio”. Queste testimonianze sono state raggruppate in tre temi di ascolto.

L’impegno politico

Il sindaco Drei da obiettore di coscienza ha fatto il passo verso l’impegno sociale, animato dal pacifista p. Cavagna. Ha invitato tutti alla marcia della pace da Forlì a Bertinoro. Altri hanno fatto l’obiezione fiscale alle spese militari, che li ha portati al servizio sociale e all’impegno professionale. In altri casi, l’università ha risparmiato il carcere militare di Gaeta a qualcuno.

Il senso di appartenenza umanitaria motiva le scelte alternative al militarismo e che portano al pacifismo. L’obiettore Pierantonio Zavatti ora sta scrivendo la biografia del saveriano forlivese Gino Foschi, come aveva già scritto per altri missionari romagnoli.               

La scelta di vita

Il diacono Claudio Violani di Faenza ha ricordato che è arrivato dagli scout con lo spirito del clan, al servizio nella “casa della carità” di Bertinoro. “La vita è incontro che mi fa scoprire la passione disubbidiente. I miei genitori mi hanno lasciato libero per stare con i poveri”.

La misericordia e la verità sono vissute nella spiritualità delle case della carità col simbolo dei tre pani: la Parola, l’Eucarestia, il servizio. Lo spirito della famiglia comunità lo ha fatto entrare nella Giovanni XXIII. “Il mettersi in gioco mi ha portato a una scelta sociale ed ecclesiale”. Ora è diacono nella chiesa di Faenza per continuare a servire i poveri.

La difesa non violenta

Il pacifismo ha portato a gestire la violenza della guerra e la paura. L’iniziativa “Anche io a Sarajevo” del 1992 era sostenuta e guidata da don Tonino Bello, mons. Bettazzi e don Bizzotto, dei costruttori di pace.

Molti obiettori hanno riconosciuto che le guide del pacifismo erano cattolici. Per Raffaele Barbiero, le iniziative di pace servono a gestire le paure del conflitto. Il corpo civile di pace ha bisogno di formazione con i corsi di non violenza, come ci sono le scuole di strategia militare. Purtroppo non si fanno tagli al bilancio delle spese militari della difesa e siamo il decimo paese per esportazioni di armi. Le due gambe della difesa sono la vicinanza ai bisognosi con un corpo civile organizzato per la pace.

Il problema degli altri è uguale al mio

La riflessione nella basilica di San Mercuriale si è aperta con il video messaggio del discorso a Barbiana di papa Francesco. E non poteva mancare una citazione da Lettera a una professoressa: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio, sortirne tutti assieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”.

Siamo chiamati alla ricerca del vero, del bello e del bene, pronti a pagare il prezzo che ciò comporta. La donazione di Gesù fino alla croce è la dimensione sociale di quello che ha fatto. La chiesa di don Milani ha mostrato a tutti la possibilità di incontrare Dio e la propria missione. Il discorso sul pacifismo non è ancora chiaro e conosciuto.

Durante la serata, un gruppetto di giovani del Servizio civile nazionale, con le loro magliette hanno testimoniato la nuova forma di obiezione civile oggi.



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