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Nella vita di ognuno di noi, i fatti che segnano l’esistenza non sono poi tanti, si sosteneva in un film di Bernardo Bertolucci: qualche tramonto spettacolare, una nevicata proprio il giorno di Natale, un viaggio avventuroso, un incontro straordinario o una sorpresa inaspettata.

Il Natale è appena alle spalle e anche l'Epifania, festa missionaria per eccellenza. In occasione di questo straordinario appuntamento, mi ritorna alla mente un episodio particolare capitato da bambino. Era la vigilia del Natale 1962 ed io frequentavo la quarta elementare... C’era mio padre, appassionato di musica lirica, che lavorava in una fabbrica di Milano specializzata in gruppi elettrogeni. C’era anche un prozio, Luigi, campanaro del paese, contadino di professione ed elettricista per passione. Ogni tanto, d'estate, andavo con lui a tirare la “molla” per far scorrere i fili elettrici nelle canalette. Infine, c’era mio zio Martino, Lino per tutti, che sapeva fare di tutto e lavorava nella stessa azienda di papà.
La sera della vigilia, mio padre mi disse che a mezzanotte ci sarebbe stata una sorpresa e di non addormentarmi. Immaginate la mia eccitazione!

Alle 23 partiamo. Usciamo dal cortile e ci incamminiamo verso la piazza della chiesa, tra la nebbia. Il campanile di Cologno si trova proprio di fronte alla chiesa. Era la vecchia torre medioevale. Lo zio Luigi apre il robusto portoncino del campanile e accende le fioche luci elettriche. Saliamo le ripide scale di legno, aggrappate ai fianchi delle grosse pareti della torre campanaria. Le conoscevo bene, perché ogni tanto andavo a caricare l'orologio della torre, dopo cena, tra un’Ave Maria e l’altra per la paura del buio o di qualche presenza misteriosa. Arrivati in cima, siamo attorniati da otto campane. Gli zii aprono il borsone e tirano fuori un giradischi, una prolunga e un disco. Sistemato sul piatto del giradischi il vinile di “Tu scendi dalle Stelle”, lo zio Lino sporge un po' il giradischi verso la stretta via sottostante così che le note possano giungere un po’ più lontano. È mezzanotte! Mio padre fa calare dolcemente la puntina del braccio del giradischi sul piccolo 45 giri e la dolce musica natalizia avvolge noi infreddoliti e scende giù lungo i muri dell'antica torre campanaria fermandosi sopra i coppi dei tetti delle case sottostanti. Forse a qualcuno si sarà addolcito il cuore.

Finita la melodia, rimaniamo lì come incantati per l'audace impresa. A me sarebbe piaciuto che mamma avesse potuto sentire quel canto. Rimettiamo tutto nel borsone e piano piano, senza far rumore, scendiamo le scale di legno, scomparendo nella nebbia, verso casa. Avevo compiuto, senza sapere del mio futuro, il mio primo annuncio missionario. Con quel canto, attraverso il giradischi di papà, avevamo detto che il Dio dell'Amore, della pace e del perdono era nato. Un annuncio che avrei poi continuato anni dopo nelle calde terre d'Africa.



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