Il pericolo della marginalità sociale
Da una centralizzazione geografica (tutti in Khulna) e politica (tutti nella pastorale tradizionale) si è passati negli anni ad una realtà senza centro geografico, oltre l’attività pastorale che fino agli inizi degli anni ‘90 era l’unica possibile. La moltiplicazione e frammentazione delle attività degli ultimi vent’anni rispecchiano la diluizione e allo stesso tempo l’allargamento del concetto di missione.
Nonostante gli sforzi e le buone intenzioni dei suoi missionari, la Chiesa del Bangladesh sembra essersi incamminata verso la stessa meta che le sorelle occidentali stanno già raggiungendo: quella della insignificanza e marginalità sociale. Al momento, la Chiesa di Khulna, ma potremmo dire del Bangladesh, resiste ancora come cittadella cristiana, ma tutto lascia presagire che sia solo questione di tempo, e che anch’essa dovrà affrontare la realtà di una società sempre più indifferente ai suoi valori e prospettive.
La missione del futuro perderà forse la sua dimensione istituzionale, ma guadagnerà in quella relazionale, di amicizia e solidarietà con le persone. Quest’ultima è, finora, ciò che mostra il successo della missione saveriana in Bangladesh più e oltre le cattedrali, gli ospedali e le scuole. Il futuro rimane nebuloso ma certamente le nuove presenze missionarie dovranno essere, a differenza del passato, piccole e umili, snelle e soprattutto specializzate, lontane dal potere e dai soldi, aperte alla condivisione e all’accoglienza, oltre ogni cittadella e ghetto di sorta.







