Il pellegrinaggio a Putzu Idu
Storia, preghiera e... bandiere
Il 2 giugno scorso, i saveriani di Cagliari hanno organizzato il tradizionale pellegrinaggio mariano missionario a Putzu Idu con sosta nella nuova chiesa di S. Lorenzo di Mandriola. La mattina, nonostante il forte vento, siamo riusciti a fare la processione dalla spiaggia sabbiosa di Putzu Idu alla chiesa, per ricordare l’arrivo del vangelo in Sardegna via mare. Il vento ha fatto sventolare le bandiere dei Paesi dove lavorano i missionari saveriani durante tutta la processione.
Il mare via del vangelo
In questo modo, abbiamo ricordato la diffusione del cristianesimo in Sardegna nel corso dei primi secoli e i suoi martiri come Efisio e Antioco. Nell’isola la dottrina cristiana è arrivata grazie ai mercanti e ai militari che sbarcavano da Roma, ma già in età imperiale molti cristiani, non graditi a Roma, vennero "deportati" in Sardegna e cominciarono a predicare il vangelo. Quello che era successo da Gerusalemme alla Samaria, fino in Antiochia, si è ripetuto qui e altrove.
Nonostante la posizione dell’isola nel mar Mediterraneo, la Sardegna ha ricevuto abbastanza presto il messaggio evangelico, grazie anche ai cristiani che qui vennero esiliati già all’inizio del III secolo.
Fino ai confini del mondo
Anche in Sardegna i cristiani furono perseguitati come in tutto il resto dell’impero romano. Tra i martiri sardi ci sono: Simplicio, Gavino, Lussorio e Saturno, condannati a morte tra il III e IV secolo d.C, sotto il regno di Diocleziano. Se ripercorriamo idealmente la rotta tracciata da S. Francesco Saverio nei tre oceani Atlantico, Indiano e Pacifico, possiamo notare che la chiesa ha fatto grandi passi avanti verso i confini del mondo. Le missioni sono segno di fede e testimoniano l’amore per Cristo e per i fratelli. Siamo sempre consapevoli che il primo dono da offrire ai fratelli è Cristo, luce dei popoli. Rivolgiamo a Maria l’invocazione che era solito ripetere Cristoforo Colombo: "Jesus cum Maria sit nobis in via".
Modelli sempre attuali
La nuova chiesa di San Lorenzo è stato un luogo provvidenziale per ripararsi dalle avversità del tempo. Qui abbiamo ricordato i frutti di santità generati dal vangelo in Sardegna, grazie alla spiritualità del movimento francescano con San Ignazio da Laconi e il beato frà Nicola da Gestori. Vissuti entrambi a Cagliari in secoli persi, ma con lo stesso stile di vita, hanno testimoniato lo spirito fraterno nelle relazioni sociali. Infine, non si possono dimenticare la beata Antonia Mesina e suor Maria Gabriella Sagheddu dell’azione cattolica femminile sarda. Hanno raggiunto il traguardo della santità dei discepoli di Gesù, Antonia attraverso la via del martirio, suor Gabriella attraverso l’offerta della vita per l’unità della chiesa. Oggi, sono pentate modello di vita per tanti.
Una giornata ben riuscita
Il pranzo nell’Istituto delle suore Evaristiane è stata l’occasione per farci conoscere l’opera caritativa di assistenza delle suore con i ragazzi disabili e i frutti del lavoro dei loro assistiti. I corridoi della casa ci hanno protetto dalla pioggia e le nostre amiche più devote si sono rifugiate in chiesa per il rosario.
Abbiamo concluso la serata con la preghiera nel santuario della Madonna del Rimedio. Qui, il rettore don Vincenzo Curreli ci ha raccontato la storia del santuario e dell’attività assistenziale della clinica di Maria Bambina, fondata accanto al santuario da don Mastinu. Oggi, è pentata un centro moderno di riabilitazione e recupero fisico per disabili. Il viaggio di ritorno a Cagliari è stato rallegrato dai quiz a premio con le bottiglie di vino della cantina degli Evaristiani.








