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Quando penso al Natale mi vengono in mente le parole del Profeta Isaia: “Consola il mio popolo. Annuncia parole di conforto!”. Il Signore si rivolge al popolo che soffre in esilio, annunciando il suo imminente ritorno in patria.

Per Dio, “consolare” non è un semplice dire parole di affetto e solidarietà, ma è trasformare una situazione: dalla morte alla vita, dal dolore alla gioia, dalla disperazione alla speranza, dall’esilio al ritorno in patria. E il nostro Dio parla sempre, nel suo Figlio, che è la Parola (Logos) vivente del Padre. Gesù, nascendo tra noi, porta una pace che nasce dal vivere come fratelli e sorelle, nell’amare e accettare l’altro. Natale! E gli Angeli Cantano “pace in terra”. Quando Dio nacque, duemila anni fa, non c’era spazio per Lui nelle case, non c’era posto nelle locande. Allora, come oggi, la vita frenetica delle persone impedisce a Gesù di nascere.

Pensiamo all’assurdità della guerra (così vicina a noi), all’inflazione e al carrello della spesa che non possiamo più riempire come prima. Abbiamo forse perso la strada verso la felicità, quella vera che solo la venuta e la presenza di Dio possono offrirci? Violenza, razzismo, avidità, egoismo, ingiustizie, irresponsabilità distruggono la nostra terra. Ovunque guardi, trovi cuori pesanti. Tante persone vivono con dolore e delusione. Per loro, Dio e la Chiesa non offrono una risposta alla sofferenza, anzi, contribuiscono ad aumentarla.

Per il grande teologo Karl Rahner, nonostante tutto, il Natale può ancora donarci la felicità. Infatti, i bambini, con la loro gioia, sanno cogliere il vero significato del Natale molto meglio degli adulti. La gioia del Natale vince l’ansia e la tristezza di coloro che vivono senza speranza. Il Natale, il Dio che viene tra noi, ci dice Giovanni (1,5), non è un evento di un momento, di una notte. È un processo incessante attraverso il tempo, come la vera Luce che illumina l’universo. Natale è la presenza di Dio che, costantemente, cerca di incontrarci, connettersi, creare comunione con noi, contro ogni divisione o separazione.

Papa Francesco parla della guerra come la realtà più assurda e blasfema, parla del traffico delle armi come qualcosa di diabolico. In esso infatti si cerca di distruggere la presenza di Dio che, dalla nascita del Figlio a Betlemme, si offre come Vita, Luce e Amore, per condurre tutti nel suo Regno eterno di Felicità e pienezza totale. Il Natale cambia la forma con cui cammini nel mondo e trasforma il modo in cui, ogni giorno, incontriamo le persone. C’è una grande sfida per noi: fare spazio a Cristo nella locanda, cioè aprire i nostri cuori, le nostre case e il nostro mondo, affinché, in essi, Cristo possa venire e abitare.

Forse io, tu, noi tutti, esprimiamo un giudizio feroce sulle persone che duemila anni fa non hanno accolto Gesù in un luogo adatto per lui, non riconoscendolo poi come Messia. Come possono essere stati così ciechi? Ma questo giudizio riguarda noi stessi. Anche noi, oggi come allora, non gli stiamo facendo spazio nelle nostre case. Spesso, come è avvenuto al bambino Gesù, non c’è spazio, e chi bussa non è gradito. Lo vediamo oggi (e questo costituirà un giudizio sulla nostra generazione!) nella riluttanza, quasi in tutto il mondo, ad accogliere i nuovi immigrati, a far loro posto “nella locanda”.

Le Nazioni Unite stimano che oggi, nel mondo, ci siano circa 20 milioni di rifugiati, che nessuno accoglierà. Perché? Eppure non siamo persone cattive! Lasciare che questa marea di immigrati entri nelle nostre vite ci turberebbe. Infatti, dovremmo cambiare, perdere certe comodità e abitudini, persino qualche sicurezza. Noi non siamo persone cattive, così come non lo erano quegli albergatori duemila anni fa. Essi, ignorando quanto stava succedendo, allontanarono Maria e Giuseppe. Ho sempre nutrito una segreta simpatia per loro. Ma forse, ancora oggi, inconsapevolmente, stiamo ripetendo ciò che hanno fatto loro allora.

Cari amici e amiche dei saveriani, la Pace di Cristo, la sua gioia, il canto degli Angeli, la sua presenza, oggi come ieri, possono turbare. Ma ci parlano di accettazione, accoglienza, rispetto, soprattutto di amore. Vi auguriamo con tutto il cuore che la nascita di Cristo porti una profonda consolazione e pace. Che possiate trasmettere a tutti quelli che incontrate quella pace fatta non di slogan e parole, ma di azioni, gesti e atteggiamenti concreti.



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