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Il missionario cantastorie, p. Ettore Fasolini

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Domenica 21 marzo p. Ettore Fasolini, saveriano di Bergamo, ha raggiunto il cielo dopo una malattia di oltre sei mesi. Padre Fiorenzo lo ha ricordato durante il funerale celebrato nella chiesa di San Cristo, a Brescia, dove p. Ettore è vissuto per quasi vent'anni.

Il 5 febbraio avevamo festeggiato i 78 anni di p. Ettore. Alla santa Messa erano presenti, oltre alla nipote Caterina e a tutta la comunità saveriana di Brescia, anche i sacerdoti e le suore della Domus Caritatis, dove da vari mesi p. Ettore con coraggio e fede si stava incamminando verso la conclusione della sua vita. Una vita missionaria che possiamo definire "fantastica".

È stato direttore di "Missionari Saveriani" per dieci anni, dal 1993 al 2002. Una strana malattia ha iniziato a dare i primi segni proprio negli ultimi anni di lavoro a "Missionari Saveriani". Ma p. Ettore, con un coraggio che ha stupito tutti, non si è dato per vinto e ha mantenuto una grande serenità.

Guida, amico ed esempio

Avevo conosciuto p. Ettore tanto tempo fa nella scuola apostolica di Alzano, dove egli era stato vice rettore e insegnante dal 1957 al 1965. Per noi apostolini delle medie, p. Ettore era un mito: gioviale, attento, simpatico. Era l'artefice, assieme ai nostri assistenti, della vita quotidiana della casa apostolica. Da provetto calciatore si cimentava con noi a pallone.

Nei dopo-cena piovosi delle vacanze estive p. Ettore ci teneva inchiodati facendoci desiderare che non finisse mai il racconto delle sue avventure. Grande arrampicatore, di lui e dei suoi compagni si conservano spettacolari e audaci foto che lo ritraggono su cime innevate e accecanti ghiacciai. In estate, portava i ragazzi di terza media in cima alla Presolana, la bella montagna che domina Castione e la val di Scalve.

Viaggiatore e narratore

Quando partì per l'Indonesia nell'ottobre del 1965, ci dispiacque molto. Eravamo contenti per lui perché si vedeva che non aspettava altro, ma noi eravamo smarriti nel perdere una guida, un amico, un esempio. Non ci restava che contenderci le immaginette che aveva nei suoi libri di preghiera.

Lavorò in Indonesia in due periodi, per circa quindici anni. Ma fu un viaggiatore instancabile e attento osservatore. Da Brescia, ogni anno organizzava un "pellegrinaggio estivo" nelle varie missioni saveriane, per conoscere le attività missionarie. Scrisse numerosi volumi tra i quali la bellissima raccolta di fiabe da tutti i continenti e una serie di biografie di saveriani scomparsi. Sapeva raccontare in modo attento e sensibile le sfumature della loro vita.

L'ultima sua fatica letteraria è stata "Il verde tenero delle foglie" dove, con lieve intensità, p. Ettore ha raccontato le sue radici e la sua avventura missionaria: una storia d'amore che ha permeato ogni angolo della sua anima; un amore verso il Signore che gli ha permesso di vivere la dura prova della malattia con apparente semplicità.

Sapeva volare alto

Nonostante il male, che pian piano gli ha tolto la mobilità e la forza muscolare, è stato missionario fino in fondo, conquistando la simpatia e l'affetto anche del personale paramedico della casa di cura. Appena spirato, un'infermiera mi ha detto: "In vent'anni di lavoro ho visto tanti morire, ma la morte di p. Ettore mi ha toccato profondamente".

Il suo corpo si è piegato al male, ma non il suo spirito. La sua anima sapeva volare alto, sopra la sua situazione e sofferenza personale, sopra le difficoltà e le incomprensioni che possono essere più dolorose quando il corpo fatica a reggere la volontà. Alla fine il suo atteggiamento verso tutti era di comprensione e di perdono.

Dall'alto di quel calvario aveva acquistato uno sguardo libero dalle cose di questo mondo.


Hanno commentato questo articolo...

Amici dei Saveriani di Salerno- Aurelio Nasto
09/05/2010 - 22:50

Anch'io sono stato toccato dalla figura di Padre Ettore Fasolini.

Lui Rettore all'Istituto Saveriano di Salerno ed io apostolino degli anni settanta. La sua permanenza a Salerno fu breve ma credo molto intensa. Ricordo il suo ufficio sempre molto curato e colorato. Sulla parete una grossa maschera indonesiana:bellissima; tanti altri piccoli oggettini che richiamavano a terre lontane.

Ebbi ad apprezzarlo molto con i miei occhi di ragazzo. Lo ricordo sempre impegnato, disponibile,
mai fuori luogo, concreto. Sapeva raccontare e portarti al cuore delle cose. Ricordo che quelli erano anche momenti difficili per l'Istituto di Salerno, forse fu mandato da noi proprio per questo.

Sento di doverlo ringraziare e come me tutti gli apostolini di Salerno che lo hanno conosciuto.
A me, a tutti noi diede molto. Il suo stile, il suo portamento di uomo del nord era inconfondibile!.

Grazie Padre Ettore , ti impegnavi a volare alto e mostrasti a me ragazzo e a tutti noi apostolini di Salerno che si poteva fare.
Grazie ancora da chi orgogliosamente si sente ancora Saveriano anche grazie al tuo impegno.

  • Amici dei Saveriani Salerno- maggio 2010 aurelio nasto.


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