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Anche in questa valle, verso la fine della Seconda guerra mondiale, si è combattuto per la liberazione. Non si voleva più essere schiavi di un’ideologia e degli invasori. Alcuni di questi “combattenti per la libertà” sono stati uccisi. E ogni tanto si trovavano lapidi o semplici croci che ricordano chi è morto per dare a noi la possibilità di vivere liberi. Ma, purtroppo, c’è ancora una schiavitù da cui è difficile liberarsi: potere, denaro, prestigio. E così mi è venuto in mente quel giovane ricco che era andato a trovare Gesù. Era contento di vederlo, di sentire le sue parole… Apro il Vangelo, Gesù lo ha guardato fino in fondo al cuore e gli ha chiesto di essere libero per poi lottare per la libertà. “Devi lasciare tutto, liberarti da ciò che ti impedisce di guardare con gioia al futuro”, così gli aveva detto. Allora divenne triste, perché lui pensava a quello che aveva, alle cose, agli amici, al potere del denaro. Perché lasciare tutto per qualcosa che non vedo? Quei giovani che erano morti per un ideale di libertà, non avevano paura di credere nel futuro. Ma il giovane ricco non riusciva a sciogliere le catene. Preferiva la schiavitù all’incertezza del futuro. Per questo, senza neanche guardare in faccia Gesù, se ne torna a casa, al sicuro, ma triste. Gli amici di Gesù gli chiedono perché quel giovane ha avuto paura. E Lui, guardandoli con uno sguardo di tenerezza, risponde: “Non è facile lasciare quello che si ha, pensare in grande, lanciarsi nell’avventura dell’amore. Spero che almeno voi lo abbiate capito”. E il solito Pietro, a nome di tutti: “Ma certo, Gesù; con te andremo dappertutto”. Gesù li guardò con simpatia. Sapeva che avrebbero capito piano piano…



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