Il Cristo nel volto dei piccoli e dei poveri
Possiamo entrare nel cuore profondo della spiritualità di questo santo martire. Per spiritualità intendiamo non un vago spiritualismo, ma il lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, che agisce nell’intimo della coscienza e della vita, orientando la persona a lasciarsi trasformare dalla sua azione imprevedibile.
La sua spiritualità l’ha portato a unire l’assoluta fedeltà al vangelo con la scelta imprescindibile per i poveri. Lasciamoci quindi illuminare dalle sue parole tratte dalle sue omelie, un inestimabile tesoro.
“È inconcepibile che alcuni si dichiarino cristiani e non facciano, come Cristo, un’opzione preferenziale per i poveri. È uno scandalo che oggi alcuni cristiani critichino la chiesa perché pensa ai poveri” (9 settembre 1979). Fede in Cristo, Figlio di Dio morto e risorto, annuncio del suo regno e scelta per i poveri, sulle orme di Gesù stesso, sono aspetti per Romero inseparabili.
“Quando disprezziamo il povero, coloro che raccolgono caffè e cotone, o tagliano la canna da zucchero, il contadino che va in gruppo peregrinando a lavorare cercando il sostentamento per tutto l’anno, fratelli, pensiamo, non lo dimentichiamo! In loro c’è il volto di Cristo. Il Volto di Cristo è presente nei torturati e maltrattati nelle carceri. Il Volto di Cristo è presente nei bambini che muoiono di fame perché non hanno da mangiare. Il Volto di Cristo è presente nel bisognoso che chiede di aver voce nella chiesa” (26 novembre 1978).
La fede in Cristo quindi non è un velo che copre le brutture della storia, ma la luce che spinge lo sguardo fino in profondità, fino a riconoscere nel volto degli impoveriti, torturati, affamati, non solo i lineamenti di chi soffre umanamente l’ingiustizia, ma lo stesso e medesimo volto di Cristo, la sua presenza viva, palpitante, scandalosa, provocante e salvifica. Il Cristo storico, presente nella vicenda umana come risorto e vivente, spinge la chiesa a rifare le sue scelte, a mettersi al fianco dei poveri.
“Arriviamo adesso all’opzione preferenziale per i poveri. Non è demagogia, è vangelo puro. Se noi ci preoccupiamo della situazione dell’impoverito, del piccolo, non in un modo qualsiasi, ma perché rappresenta Gesù, perché la fede ci apre all’umile, all’emarginato, al povero, al malato. Guardare in essi Gesù è la trascendenza. Quando non si vede lui che un rivale, un imprudente, qualcuno che viene a rovinarmi la festa, naturalmente il povero dà fastidio. Però, quando lo si abbraccia nel modo in cui Cristo abbracciò il lebbroso, o come il buon samaritano curò il ferito lungo la strada, è come se lo si facesse a Cristo (30 settembre 1979).
Si comprende l’intuizione profonda di Romero: non ci può essere giustizia sociale, se non riconoscendo Cristo nei poveri. “Questo è l’impegno dell’essere cristiano: seguire Cristo nella sua incarnazione. E se Cristo vive con i poveri, così deve essere la nostra fede cristiana. Il cristiano, che non vuole vivere questo impegno di solidarietà con il povero, non è degno di chiamarsi cristiano” (17 febbraio 1979). Vivere la verità del vangelo significa per Romero guardare il cielo, ma rimanendo fedele alla terra. Significa annunciare il regno di Dio che si compirà oltre la storia e, nel contempo, entrare nelle questioni vitali per inserirvi il lievito trasformante del vangelo.
Romero aveva ben chiaro che l’amore di Dio in Gesù è per tutti, senza distinzioni. A tutti egli domanda la conversione. Ma la strada è differente. Ai ricchi, potenti e possidenti richiede un cambiamento del loro modo di vivere, uno staccarsi dalla loro adorazione delle ricchezze e volgersi, essi stessi, a migliorare la condizione umana dei poveri.







