Il chicco di grano ha dato frutto
Pubblichiamo la testimonianza preziosa di Antonia Rota, saveriana e sorella del compianto p. Benito, morto in Bangladesh nel 1960 a soli 34 anni.
Caro p. Gerardo, ringrazio dell’invito per la “Festa dei familiari” dei missionari bergamaschi impegnati in terre lontane. Approfitto per raccontare qualche episodio legato a mio fratello Benito. Inizio dalla fine. So che la parrocchia in Bangladesh dove ha lavorato mio fratello non è più gestita dai saveriani. A me piace ricordare un fatto particolare: ai funerali di Benito c’erano molti musulmani!
Tanti episodi di conversione
Un giorno, la moglie di un musulmano, dato che il marito era in prigione, si rivolse a mio fratello per chiedergli aiuto, perché non aveva di che sfamare i suoi figli. Allora mio fratello si presentò alla prigione e chiese di liberare l’uomo e di prendere lui il suo posto. Fu tanto il disappunto degli interpellati, che i dirigenti del carcere decisero di liberare l’uomo, che ritornò felice a casa sua.
Sulla tomba di p. Benito anche la maestra Benedicta Mondol si convertì. Era evangelica e chiese di essere ammessa alla chiesa cattolica. In seguito, entrò tra le suore di Maria Bambina e rimase per molto tempo in corrispondenza con me e mia mamma, a cui fece una visita.
Alcuni anni fa, mio fratello Renzo è andato in Bangladesh. Uno dei “miei figli”, così chiamava gli orfani che portava a casa mio fratello, era rimasto con la fisarmonica e ora è maestro di musica.
Tutti i saveriani che a suo tempo hanno evangelizzato in Bangladesh sono molto ricordati in Bangladesh. Renzo è tornato da quella visita felice, perché ha visto che il chicco di grano seminato in Bangladesh, ha reso molto frutto.







