Il Brasile, l’altro mondo…
Sono sull’aereo di ritorno dal Brasile. Un’alba rapidissima ci accoglie, virando dal rosso iniziale al bianco abbagliante. Il sole in poco tempo risulta appollaiato sull’ala e la distesa di nuvole bianche nasconde l’oceano Atlantico.
Tre settimane prima, ero nella direzione opposta, in viaggio verso Belem do Parà. La memoria mi presenta un caleidoscopio di immagini, suoni, visi, eventi come le lettere di un mosaico da ricomporre. All’arrivo, la città si presenta con le sue case povere e i palazzi nuovi, le luci dei centri commerciali ed i viali fiancheggiati da alberi di mango, attraversati da fili elettrici volanti ormai integrati ai rami. All’indomani, l’impatto è un traffico intenso ed un po’ caotico, con le regole stradali addomesticate. Non ho visto incidenti, ma molte macchine segnate. Le due ruote spuntano da tutte le parti con manovre spericolate. Le case comuni che scorrono a fianco sono per lo più protette da inferriate a tutta facciata. Al momento mi sono sembrate quasi prigioni, ora che sto tornando mi appaiono come scrigni in cui proteggere la famiglia, i propri beni e se stessi.
L’impressione generale è di una società non ricca, ma vivace, con forti segni nell’arte di… sbarcare il lunario: i portatori d’acqua con biciclette/moto, il “gasdotto” su tre ruote con 2-4-6 bombole, i venditori di frutta, dolci autoprodotti, bigiotteria lungo la strada. Qualsiasi percorso facessi presentava richiami a Dio: frasi bibliche sulle autovetture, sulle case, sui palazzi; luoghi di culto (presbiteriani, evangelici, cattolici) in successione. Ho visto una grande croce fatta con le carcasse di auto, la statua di un Cristo ragazzo alta come 4-5 piani di un edificio ridipinta da poco. Tutto questo mi ha lasciato perplesso. Ero in un mondo diverso, ma soprattutto in un modo diverso di vivere la propria vita ed il proprio credo.
A completare la perplessità ha contribuito la partecipazione a due Cirio (processioni), la prima lungo la strada e la seconda sul fiume. Lungo la strada, i partecipanti molto numerosi procedevano come per una passeggiata serale e sostavano in punti (stazioni) dove venivano fatte rappresentazioni autogestite dal quartiere, con musiche, canti, balli in costume e anche qualche birra. C’era un’aria serena ed allegra… La mia idea di processione è stata frantumata: non le file ordinate e serie (quasi imbronciate), ma la gioia di fare festa assieme.
La processione dell’Immacolata fatta sul fiume era ancor più… anarchica. Era organizzata a livello popolare, con la partecipazione di tutti senza distinzione di chiesa di appartenenza. C’erano balli, musica, canti e fiumi di… alcool, ma sempre con la stessa la gioia di festeggiare assieme.
Ora, sull’aereo mentre ritorno, penso al loro modo di vivere e di credere. Mi era sembrato un po’ poco consistente e superficiale. In seguito, tuttavia, la frase evangelica “se non tornerete come fanciulli non entrerete nel regno dei cieli” ha dato più valore al loro modo che al mio. L’aereo sembra accelerare verso la notte e verso un mondo ed un modo antichi.







