Il bene dei corpi e delle anime
Padre Agostino Clementini ci ha lasciati così inaspettatamente da farci pensare alle parole di Gesù: "Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore verrà..." (Mt 24, 42-44). La morte arriva all'improvviso, ma per lui, forse, non è stata così inaspettata, perché il Signore spesso dà dei presentimenti.
Era preparato e si è presentato in cielo come uno di quei servi che l'evangelista Matteo descrive nella scena del giudizio finale: "Venite, benedetti dal Padre mio, perché avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero malato e mi avete visitato...".
Diligente e capace
Agostino era nato a Urbisaglia, in provincia di Macerata, il 6 agosto 1926. A tredici anni era entrato nella scuola apostolica di Poggio San Marcello (AN) ed era stato ordinato prete il 21 marzo 1953, a 27 anni. Aveva avuto vari incarichi nelle comunità saveriane d'Italia, spesso come economo. Anch'io l'ho avuto come economo per sette anni, prima a Parma e poi a Roma. Era diligente e capace, provvedeva sempre alle necessità dei confratelli con premure fraterne e sapeva conquistare la simpatia e l'affetto dei benefattori.
Ha servito bene nell'obbedienza, ma non era questa l'aspirazione del suo cuore. Egli viveva di nostalgia per la missione dell'Indonesia dove era stato per tre anni dal 1961, e poi di nuovo nel 1968, costretto però a tornare in Italia per ragioni di salute. Aveva nel cuore la passione per il bene delle anime. Perciò, trovava sempre il tempo per dedicarsi ai ministeri più vari, soprattutto visitando le famiglie e i malati. Vi portava il dono dell'amicizia e una parola buona che si depositava nel cuore delle persone, specie se afflitte da qualche dolore.
A servizio dei malati
Quando, in anni recenti, fu mandato a Genova - Pegli, non trovò sufficiente prestarsi per qualche ministero domenicale, ma scelse un apostolato fisso in ospedale. Ricordo con quale soddisfazione raccontava la risposta spirituale dei malati.
Sentiva che era un grande apostolato, tanto che, trasferito a San Pietro in Vincoli (Ravenna), trovò il modo dedicarsi a pieno ritmo all'assistenza dei malati nell'ospedale di Imola. Risiedeva all'ospedale e tornava in comunità un giorno la settimana. Quando me ne parlava, ho avuto l'impressione che abusasse un po' delle sue forze, tenuto conto dell'età e dei vari acciacchi.
Caro padre Agostino, tu sei arrivato alla meta e già contempli il volto di Dio. Prega per noi, per i tuoi parenti che ti hanno voluto bene, per noi che ti abbiamo sentito fratello e ci siamo edificati per la tua vita e la tua pietà.







