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Storie di un amore costante

I saveriani sono nati il 3 dicembre 1895 dal sogno missionario di un giovane sacerdote della diocesi di Parma, il beato Guido Conforti. Era rimasto affascinato dalla personalità apostolica di san Francesco Saverio, stroncato dalla febbre a 42 anni nell'isola di Sanchan, a pochi chilometri dalla Cina.

L'intuizione del Conforti

2006 1 Cina Roia1Era sacerdote da appena sette anni, quando il Conforti dà vita al “seminario emiliano per le missioni estere”. Il 9 marzo 1894, nella sua prima lettera al cardinale Ledpchowski, prefetto di “Propaganda fide”, esprime le ragioni di questa sua impresa: “ Fin dagli anni più verdi ho sentito sempre fortissimo trasporto a dedicarmi alle missioni e non avendo potuto assecondare questa santa inclinazione, per ragioni non dipendenti da me, ho pensato da diversi anni di fondare io stesso per l'Emilia un seminario, destinato a questo sublime scopo. Tale proposito né per volgere di tempo né per variare di circostanze mai venne meno in me. Anzi, si fece sempre più forte, tanto da poterlo ritenere, dietro consiglio pure di pie e illuminate persone, ispirato da Dio”. Il 3 dicembre 1898, il Conforti ottiene il decreto vescovile, che trasforma il “seminario” in congregazione religiosa, e l'approvazione delle regole.

I pionieri della Cina, ieri

Lo stesso anno, giunge a Parma Francesco Fogolla, frate francescano, missionario in Cina già da 32 anni. Era stato consacrato vescovo, come coadiutore di mons. Gregorio Grassi, vescovo di Shansi, in Cina. Il novello vescovo chiede aiuto al Conforti, che si priva del giovane p. Caio Rastelli, unico prete disponibile del nascente istituto, e del suddiacono Odoardo Manini. Sono i primi due missionari saveriani a partire via mare, il 4 marzo 1899, accompagnati dai vescovi francescani di Shansi.

Padre Rastelli, 27 anni, è inviato missionario sui monti occidentali di quella regione, mentre il Manini, 21 anni, è trattenuto al centro per dare una mano nel dispensario medico appena iniziato. Un anno dopo, scoppia la rivoluzione xenofoba dei boxer . I vescovi Grassi e Fogolla, con altri tre missionari, sette suore, cinque seminaristi e nove domestici, vengono uccisi il 9 luglio 1900. I due saveriani, avvertiti in tempo, riescono a fuggire in Mongolia. Padre Caio, sfinito, muore in Cina per un attacco di tifo il 2 febbraio 1901, all'età di 29 anni. Il Conforti è costretto a richiamare in patria il Manini, rimasto solo.

Il 18 gennaio 1904, parte per la Cina il secondo gruppo di saveriani: p. Luigi Calza, p. Antonio Sartori, p. Giovanni Bonardi e p. Giuseppe Brambilla. La missione in Cina dei “figli” del Conforti continuerà fino alla metà del 1954, quando l'ultimo saveriano è stato espulso dal regime di Mao.

A Taipei e in Cina, oggi

Nel 1966, i saveriani decidono di riproporre una presenza missionaria ridotta, discreta ma profetica, a Taiwan. Qui si erano rifugiati tanti cristiani cacciati dal regime di Mao. Nel 1971, questioni politiche internazionali hanno portato alla conclusione della presenza saveriana a Taiwan. Ma, nel 1985, il “ Progetto Cina ” rinasce con l'intento di mettere a disposizione un numero limitato ma qualificato di saveriani, per un nuovo tipo di missione nella Cina continentale. Si riapre, così, la missione a Taipei.

Nel progetto figura anche lo sviluppo di una collaborazione di tipo umanitario. Nasce così a Pechino, patrocinato dalla Croce rossa cinese, un centro per “diversamente abili” che si chiama “Progetto centro di riabilitazione a base comunitaria”.

La Cina oggi è riapparsa prepotentemente sulla scena del mondo e i saveriani rispondono attenti alle nuove opportunità che la Provvidenza offre alla loro testimonianza silenziosa.


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