I primi passi in Giappone
Maria, saveriana messicana, vive da ventitré anni in Giappone; ci racconta la sfida degli inizi della sua missione.
Arrivando in Giappone per la prima volta, scrutando i volti delle consorelle mai viste prima in vita mia, pensavo tra me: “È solo lo Spirito Santo che può tenerci insieme come famiglia”. E per me la mia famiglia era solo quella, perché non avevo in Giappone né parenti né conoscenti.
Mi resi conto che il Giappone è un altro mondo, molto diverso da quello che conoscevo: quando si entra in casa ci si deve togliere le scarpe, il modo di mangiare, di salutare tutto era nuovo per me. Per tre anni non ho più parlato la mia lingua, lo spagnolo.
Non capivo nulla di giapponese, però in cappella mi sentivo a mio agio, protetta, e dicevo a Gesù: “Tu conosci tutte le lingue, fammi imparare questa”.
Capivo poi che c’è un linguaggio universale, quello dell’amore, che è capito da tutti, anche se non si parla bene la lingua.
La forza di Dio è incredibile
La missione in Giappone mi ha aiutata a cogliere la presenza di Dio nelle piccole cose della vita quotidiana e a valorizzare ogni piccolo incontro con l’altro. In particolare, mi ha aiutato molto vedere come vivevano e vivono la vita religiosa alcune consorelle.
Accompagnando Mon, giapponese, nelle visite agli ammalati, vedevo il suo spirito missionario.
Diceva sempre che è molto diverso conoscere Gesù o non conoscerlo e approfittava di tutte le occasioni per parlare di lui in modo semplice e discreto.
Nel 2011, Mon si ammala di tumore. Quando è ricoverata per l’intervento, porta con sé il crocifisso, la statuetta della Madonna e il rosario. Dice: “Da questo momento, questa è la mia chiesa, dove pregherò per il mondo”. Tanti andavano a trovarla perché aveva il dono di comunicare semplicemente con tutti ed era lei che consolava. Un giorno una dottoressa, buddhista, le dice: “Quando la incontro, mi vien voglia di essere migliore!”. Lei, arrossendo, risponde: “Non ne sono degna!”. Alla sua morte la dottoressa confida a un saveriano che la forza di Dio è incredibile. E lui commenta: “Senza fare né dire grandi cose, Mon era missionaria nella vita quotidiana”.
Ora sono in Italia per un servizio alle sorelle anziane e ammalate. Se Dio vorrà, un giorno tornerò in Giappone, ormai la mia terra d’adozione.







