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Di ritorno dall'Amazzonia per un breve periodo di riposo, mi sento invadere da mille domande di amici e parenti: "Continuano a distruggere la foresta? Sono ancora molti i "meninos de rua"? Com'è la situazione nelle periferie? Quando ci restituite Cesare Battisti? La gente vi vuol bene? Come fate a seguire tutte le attività parrocchiali di 20mila fedeli con soli due padri? Dopo tanti anni, perché non rimani in Italia?...".

Ci sarebbero mille discorsi da fare per rispondere a tutte le domande, ma noi missionari viviamo in mezzo a persone semplici e preferiamo parlare di loro, che hanno sempre molto da insegnare. Le strade sono piene di bambini, che giocano e che con il loro sorriso ti fanno superare ogni malumore. Senza di loro la vita in missione sarebbe triste.

Non si può tacere!

I poveri ci fanno scuola, ci insegnano che cosa vuol dire non avere un pezzo di pane da dare ai bambini a mezzogiorno, o non avere un soldo per acquistare una medicina necessaria per la salute. I poveri non fanno pranzo o cena; mangiano solo qualcosa durante il giorno, molte volte in piedi, perché non c'è una sedia in casa.

Una volta, all'interno della foresta, mi sono trovato con tre bambini morti nello stesso giorno perché il pronto soccorso non aveva le medicine contro la malaria. Le mamme, nella loro fede, dicevano che avevano guadagnato un angelo in cielo. Ma come si può tacere davanti a queste morti assurde?

I popoli indigeni continuano a ripetere che gli alberi della foresta sono le braccia che sostengono il cielo. E che quando avremo abbattuto l'ultimo albero, il cielo ci cadrà addosso. Invano! La devastazione della foresta Amazzonica non si è fermata.

San Guido prega per noi

Sono in Amazzonia da 32 anni. Mi sono arricchito di mille esperienze, che risorgono continuamente nella mia mente e nel mio cuore. Diventano tutte "amore": amore sincero e totale verso gli ultimi del mondo. Non mi resta altro che esprimere il mio "grazie": un grazie a Dio per avermi fatto il dono della missione in Amazzonia e per ricambiare in "gesti d'amore" - verso umili e poveri, buoni o cattivi - l'amore che il Signore mi ha portato.

In questi giorni in Italia respiro l'aria e l'entusiasmo della vicina canonizzazione del nostro fondatore Guido Conforti. È l'occasione per rinnovare il mio impegno missionario e trasmetterlo ai pellegrini brasiliani che viaggeranno verso Roma il 23 ottobre. Abbiamo più di trenta amici, impegnati in diverse attività pastorali, che hanno messo insieme i loro risparmi per unirsi ai saveriani del mondo intero e godere la gioia della canonizzazione. "San Guido Conforti, prega per noi".



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