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I nostri missionari martiri: ''In catene per Cristo, liberi di amare''

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Nel giorno che ricorda l'uccisione di mons. Oscar Romero, il 24 marzo del 1980, la chiesa celebra una giornata di preghiera e digiuno, facendo memoria dei missionari martiri e di quanti ogni anno sono uccisi perché cristiani. In coincidenza con l'anno paolino, lo slogan scelto per il 2009 è stato, "In catene per Cristo, liberi di amare". Questa frase evoca le sofferenze della prigionia e gli altri disagi e patimenti sopportati da san Paolo e da tanti altri missionari durante i secoli nel portare il vangelo all'umanità.

La fede ogni giorno

In questa giornata è messo in luce un aspetto fondamentale dell'esperienza del martire, quello della "ferialità" della fede, ovvero la fedeltà al vangelo vissuta ogni giorno da chi è autenticamente "incatenato a Cristo" nella difesa dei deboli, nella condivisione, nell'annuncio, nel perdono. Tale "ferialità" della fede rende questi testimoni persone a noi vicine, modelli imitabili anche da noi.

L'amore dei missionari, martiri per i valori evangelici di giustizia, pace, libertà, fratellanza, ci fa ripensare alla nostra vita, al nostro essere cristiani, alla coerenza delle nostre scelte. I missionari uccisi ci incoraggiano a vivere il vangelo seriamente, dando la nostra testimonianza nell'ambiente in cui viviamo. Pensare a loro ci porta a non essere solo semplici spettatori di quanto accade attorno a noi, ma a diventare protagonisti nelle nostre scelte di vita.

Benedetto XVI ci ricorda che "come agli inizi, anche oggi Cristo ha bisogno di apostoli pronti a sacrificare se stessi". Anche il beato Conforti ci esorta a seguire l'esempio di Cristo: "Da Lui, che ha versato sino all'ultima stilla il suo sangue per l'umano riscatto, imparate a sacrificarvi per i fratelli".

Un segno di speranza

I martiri saveriani sono undici. Tutti hanno vissuto quella fedeltà disponibile, che non cerca ma neppure esclude il sacrificio supremo. Dall'impegno a vivere per il vangelo scaturisce anche la disponibilità a morire per il vangelo. I martiri saveriani sono parte della grande folla di martiri del XX secolo.

Il ‘900 ha aperto nuove impensabili vie al progresso e alla crescita dell'uomo, ma ha avuto anche gravi manifestazioni di disprezzo per l'uomo. Proprio questa disumanità mostra la necessità e l'urgenza del vangelo. Se l'uomo elimina così facilmente gli annunciatori della Parola, vuol dire che ha bisogno di riscoprire la propria umanità. Il martirio diventa segno di speranza; mostra che la resistenza del bene è più tenace della violenza del male.



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