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I giovani raccontano le missioni, Camerun

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L'Africa si è stampata nella nostra mente come un sogno fatto a occhi aperti. Perfino la concezione del tempo, la spinta che aiuta ad alzarsi la mattina, il senso delle cose, il valore della famiglia e dell'amicizia... assumono un aspetto diverso. Tutto ci mette in discussione.

Tutta un'altra storia

Appena arrivati a Yaoundé cominciamo a fotografare tutto: non riusciamo a credere allo scenario davanti ai nostri occhi: la terra così rossa, l'abilità della gente di portare qualsiasi cosa sulla testa senza perdere l'equilibrio, mamme che camminano e lavorano con il proprio bambino ancorato sulla schiena, il centro frenetico della città e la tranquillità famigliare del quartiere dove vivono i saveriani: la missione del Buon Pastore a Oyom-Abang.

Abbiamo visto pareti alzarsi per diventare case, il fuoco accendersi per diventare cucina, il secchio sollevarsi per portare l'acqua nel bagno ottenuto con quattro lamiere... E poi l'accoglienza della gente che cerca di farti sentire a casa. Tutti dispensano abbracci calorosi e strette di mano; la gente ride davvero, non si sforza al sorriso... di cortesia. Ho pensato agli immigrati africani nelle nostre città: abbiamo mai tentato di metterli a proprio agio, di rispettare le loro tradizioni, o almeno di provare ad ascoltarli? Ma questa è un'altra storia.

In Camerun anche la fede sembra essere vissuta diversamente. La gente parla liberamente di Dio, la religione è incarnata nella vita quotidiana, non ci sono restrizioni per mostrare gioia e riconoscenza durante la Messa con musica, canti e balli.

Il Camerun ci ha donato davvero occhi nuovi per vedere la realtà, ci ha riportato alle nostre origini.



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