I francescani e le quattro religiose
Lasciata Feijoal, arriviamo, sempre in barca, sul fiume Solimões, nella città di Benjamin Costant, che dista circa 27 chilometri da Tabatinga e che appartiene alla diocesi guidata da mons. Adolfo.
Qui siamo ospitati in casa dei francescani, i responsabili della parrocchia, che ci accolgono in modo davvero francescano, cioè molto bene e offrendoci il pranzo. Il clima socievole ha creato le condizioni per scambiarci le prime impressioni di questo viaggio davvero straordinario, tra le comunità indigene poste sul fiume Solimões. Il vescovo Adolfo continua a condividere la sua idea della necessità di una presenza costante, senza la quale diviene difficile costruire comunità.
Nel pomeriggio ci spostiamo sul fiume, nella zona del Perù che, di conseguenza, non è sotto la giurisdizione della diocesi di Tabatinga. Il luogo in cui attracchiamo si chiama Islandia. La comunità è posta sulle palafitte, anche le strade sono un intreccio di palafitte e ci conducono alla casa in cui vivono quattro consacrate di tre congregazioni diverse; con loro c’è anche don Cesare. È da oltre un anno che è iniziata questa esperienza di frontiera, in una regione molto difficile da tanti punti di vista. La regione conta con circa 40 comunità indigene poste sulle sponde del fiume. Comunità che, a detta di suor Emilia e suor Zelir che ci accolgono, sono da tempo abbandonate.
“Il nostro lavoro pastorale è un lavoro di équipe. Tutte le settimane ci troviamo noi quattro suore e don Cesare per pianificare l’azione pastorale, che consiste in uscite per le comunità poste sulla riva del fiume. A volte rimaniamo fuori anche una decina di giorni. Non sempre abbiamo un riscontro positivo nel lavoro che realizziamo. È successo che, dopo la visita in una comunità in cui ci siamo fatti conoscere, visitando le famiglie e parlando con la gente, sono arrivati due leader di un gruppo pentecostale che ci hanno caldamente invitati ad andarcene subito. Abbiamo fatto notare che era già sera e che era pericoloso andare in barca di notte. Grazie all’intervento di qualcuno della comunità, ci hanno permesso di rimanere a dormire con la promessa che ce ne saremmo andate il giorno dopo, la mattina presto”.







