I familiari, baluardo dei saveriani
Sfogliando le lettere che San Guido Maria Conforti, nostro fondatore, inviava ai suoi missionari, scopriamo con gradita sorpresa come fossero grandi e costanti in lui l’ammirazione e la tenerezza per i genitori anziani o ammalati e per i familiari dei suoi missionari.
Si interessava di persona, andava a visitarli e, se appena disponeva di tempo e mezzi per comunicare con loro, dava notizie del loro figlio o fratello. Li considerava i migliori benefattori del suo Istituto missionario, tanto che volle proprio inserire nelle “regole” per i suoi missionari un articolo in cui ricordava il dovere dell’affetto, della riconoscenza e della preghiera per i genitori e i familiari dei suoi missionari.
Con questo spirito saveriano di famiglia e con doverosa gratitudine, anche noi entriamo nelle famiglie dei nostri cari confratelli, soprattutto se sono in missione, per una breve visita, un saluto o una notizia. Appena ci vediamo, s’instaura subito un clima di gioiosa accoglienza e di spontanea cordialità, che sprizza dagli occhi. Un caffè, un tè o un bicchierino allietano veramente l’incontro, che ravviva il ricordo e l’affetto del caro fratello o figlio missionario lontano.
I missionari sono figli che, più degli altri, abitano il cuore dei genitori. Quest’ultimi comprendono il mistero d’amore che li avvolge, rendendoli operatori di giustizia e fraternità attraverso il proprio missionario che aiuta ogni persona a sentirsi più vicino e solidale… In una parola, come dice papa Francesco, “Tutti fratelli”.
Le mamme e i papà sono felici e riconoscenti per queste visite, perché è come se il proprio figlio arrivasse a trovarli nella loro casa, per alcuni minuti.







