I dipinti della Bibbia dei poveri
Silvano Ventura, maestro d’arte, e Sergio Taini, pittore, sono amici da una vita, anche perché condividono la stessa passione. A fine anni ’90 hanno restaurato la cappella del Bagnadore nella chiesa di San Cristo e ora hanno terminato un’altra importante opera, finanziata anche con un generoso contributo della Fondazione Comunità Bresciana. L’abbiamo intervistato.
Come hai conosciuto San Cristo?
Avevo un amico che frequentava qui il seminario diocesano, prima dell’arrivo dei missionari. In seguito, grazie a Pasqualina, una delle nostre cuoche, abbiamo conosciuto i saveriani, iniziando i primi lavori.
E adesso?
Abbiamo completato un lavoro la cui autorizzazione risaliva al 2001. Si tratta dei dipinti che si trovano nell’ingresso al chiostro della libreria. Sono stati sei mesi di lavoro, intensi e belli.
Di che dipinti si tratta?
Li definisco gli episodi della Bibbia dei poveri. A sinistra, c’è il ricco che invita i poveri a nozze dopo il rifiuto degli amici; a destra c’è la raccolta della manna; di fronte al portone c’è il sacrificio di Isacco e dalla parte opposta una bellissima crocifissione. Sopra il portone, ci sono due profeti che srotolano il libro, come a voler spiegare gli episodi del vangelo attraverso le figure.
In quale epoca siamo?
Cinquecento. Secondo noi sono attribuibili a Lattanzio Gambara, che era il genero di Romanino e che qui aveva già lavorato. Ma non è un’attribuzione, solo una deduzione.
Cosa avete fatto di preciso?
I dipinti erano molto degradati. Dopo il consolidamento del muro, iniettando con le siringhe più di 20 litri di materiale, abbiamo stuccato con sabbia, calce e polvere di marmo. Abbiamo ripulito con la nanocalce e poi siamo passati al ritocco pittorico con acquarello e fiele di bue che è un conservante naturale. Si tratta di un restauro conservativo, perché non abbiamo costruito niente di quello che non c’era. Anche per la veste di Abramo abbiamo utilizzato del rigatino verticale e inductus (che segue la forma), per aiutare a capire e a leggere il dipinto, ma nulla di più.
Cosa pensi di questo luogo così unico?
San Cristo va fatto conoscere di più e meglio, perché molti bresciani non sanno nemmeno che esiste. Basterebbero 2 euro a visitatore, per contribuire alla sua conservazione. Sarebbe bello che chi utilizza la chiesa per convegni e conferenze possa offrire anche un contributo per i restauri… Perché, è bene ricordarlo, chi aiuta attività artistiche e culturali può usufruire dei benefici fiscali previsti. Forse anche il Fai andrebbe coinvolto per valorizzare un luogo vivo; sarebbe un peccato si spegnesse.







