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In Mozambico, un pomeriggio in corriera

Finalmente riesco a comunicare con il resto del mondo. Abbiamo avuto problemi con l’internet. A causa delle elezioni, a dicembre le linee erano intasate dai giornalisti e dagli addetti agli spogli delle schede, per comunicare i risultati delle votazioni. Poi abbiamo ricevuto tantissime e-mail da persone sconosciute, che ci hanno caricati di virus e altre infezioni, mandando in tilt il computer. Per avere il tecnico a riparare i danni, abbiamo dovuto aspettare la fine delle feste, e cioè gennaio inoltrato. Ora pare che tutto sia a posto.

Seduto in “machibombo”

Non sono riuscito a mandare gli auguri di Natale e Buon Anno, ma sono sicuro che le nostre preghiere sono arrivate a destinazione! Da parte mia volevo raccontarvi un fatto che mi è successo all'inizio dell’anno, probabilmente sotto il buon effetto dell'Epifania, manifestazione di Gesù salvatore per tutti i popoli. In machibombo - cioè in pullman - ho avuto una ...visione profetica!

Ero andato nella città di Beira a lasciare in officina la macchina per la revisione. Per tornare a casa sono andato alla stazione dei machibombo e sono salito su quello che andava verso Dondo, la missione dove io sto e da cui sto scrivendo. Erano da poco passate le cinque del pomeriggio; era l'ora in cui molti lasciano la città per rientrare verso casa, come fanno i pendolari. Tra i pendolari, ce ne sono alcuni speciali: i ciechi.

Era l’ora del rientro...

A Dondo c'è un quartiere in cui risiedono i ciechi. Molti di loro, potendo usufruire gratuitamente dei mezzi pubblici, ogni giorno vanno a chiedere l'elemosina fino in città, a Beira, dove ormai ci sono dei posti caratteristici, come ad esempio il cosiddetto "ponte dei ciechi". Di ciechi ce ne sono di tutte le età e spesso si fanno accompagnare da bambini che li aiutano a orientarsi per le vie cittadine, dietro un piccolo compenso.

Quando sono salito sul pullman, davanti a me c'era una signora in carrozzella. Era riuscita a salire arrampicandosi e trascinandosi con le braccia, perché le gambe erano paralizzate e striminzite. Sul pullman si era accovacciata ai miei piedi. Attorno a me c’erano molti ciechi: chi con le palpebre incollate, chi con i bulbi oculari molto esposti, chi con le pupille coperte da un velo opaco biancastro e chi, ogni tanto, aveva degli scatti a destra o a sinistra, quasi fosse un tic nervoso. Una donna cieca, piccolina e vecchietta, si era accoccolata ai piedi di un altro cieco, seduto su un sedile...

Povera gente ...prediletta!

Al vederli, tanti così insieme - ciechi, storpi e zoppi - stava scendendo un velo di tristezza, questa volta sui miei occhi. Pensavo: questi brandelli di umanità non hanno prospettive, non hanno futuro... Ma mi sono ripreso quasi subito, quando ho visto in mezzo a loro dei bambini vivaci, che mi guardavano e ridevano, sprizzando un'allegria contagiosa. Anzi, ad un certo punto, evitavo perfino di guardarli, pensando che mi stessero prendendo in giro. Erano gli accompagnatori dei ciechi.

Allora ho pensato alle parole del vangelo, quando Gesù ci dice che questi poveri “ci precederanno nel regno dei cieli”. È questa la visione profetica che ho avuto: ho visto quei ciechi e storpi entrare nel regno dei cieli prima di me. Ma io ero contento, perché è vero che Gesù salva tutti, ma predilige quelli ai quali nessuno può (o vuole) far niente; e io ero insieme a loro! Poi, ho visto una bambina - una di quelle che mi guardavano e ridevano - che si era addormentata in piedi, appoggiandosi al vetro che separa l'autista dal resto della corriera. La bambina dormiva, tranquilla...

Invece di “felice anno”, questa volta vi auguro: “felici visioni”!



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