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Ha risvegliato la coscienza di un popolo

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Oscar Arnulfo Romero nasce a Ciudad Barrios di El Salvador il 15 marzo 1917 da una famiglia modesta. A 13 anni, entra nel seminario minore di S. Miguel e poi, nel 1937, in quello maggiore di San Salvador retto dai Gesuiti. A 20 anni fa il suo ingresso all'Università Gregoriana a Roma, dove si licenzierà in Teologia nel 1943, un anno dopo essere stato ordinato presbitero. Rientrato in patria, si dedicherà con passione all'attività pastorale come parroco e poi come direttore del seminario interdiocesano di San Salvador.

In quegli anni, poche famiglie di ricchi latifondisti controllavano le risorse (terra e ricchezze) e il potere. C’era una dittatura sostenuta dai militari. Il 2% dei proprietari possiede il 60% delle terre, tante famiglie contadine erano senza terra. La violenza era regolarmente usata contro coloro che si opponevano a tali disuguaglianze sociali. Romero dimostrava interesse per le necessità dei poveri, senza però mai mettere in discussione l’ordine stabilito, ovvero la situazione politica ed economica di El Salvador, sempre più in mano all’oligarchia dei latifondisti sostenuti dai militari. Questi, attraverso colpi di stato o brogli elettorali, non cedevano nemmeno un millimetro dei loro privilegi, anzi massacravano chiunque alzasse la voce per difendere i sacrosanti diritti dei contadini sfruttati.

Per questo motivo, iniziano a nascere molte organizzazioni popolari, il cui impegno pratico ed evangelico era apprezzato da Romero. A contatto con le ansie e le fatiche del popolo, esse chiedevano rispetto della dignità dei contadini massacrati ed eliminati e cercavano di risvegliare la coscienza degli oppressi, a partire dalla Bibbia. In seguito, Romero diventa segretario della Conferenza Episcopale dell'America Centrale. Nel 1970 è vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di San Salvador e, nel 1974, della diocesi di Santiago de Maria.

Comprende che molti suoi amici benestanti che lo sostenevano nelle sue opere di carità, erano gli stessi che negavano ai contadini un giusto salario e vedeva con maggiore senso critico la vita lussuosa di una minoranza con la miseria della maggioranza della popolazione. La chiesa cominciava a difendere, in modo sempre più chiaro e convinto, i diritti degli oppressi, invitandoli a organizzarsi per ottenere pacificamente giustizia, libertà, pace. Per questo motivo il governo, retto sempre dai militari, accusava la chiesa di fare il gioco dei comunisti ed espelle diversi presbiteri.

Nel febbraio 1977, Romero è nominato vescovo dell'arcidiocesi, proprio quando nel paese cresce la repressione sociale e politica. Prende possesso con una semplice cerimonia nella Cappella del Seminario San José de la Montana e rifiuta l’offerta di alcune famiglie nobili di abitare nei quartieri ricchi della città, preferendo stabilirsi presso le suore carmelitane del piccolo Ospedale Divina Providência, che accoglieva malati terminali, e lì rimane fino a sacrificare la sua vita.
Nel frattempo, i massacri di studenti, contadini, operai, sindacalisti, catechisti, compiuti da organizzazioni paramilitari di destra sono sostenuti dal sistema politico. È il periodo in cui il generale Carlos H. Romero è proclamato vincitore, grazie a brogli elettorali, delle elezioni presidenziali. I potenti latifondisti, per non cedere nulla dei propri interessi, fomentavano frodi elettorali e imponevano a turno alcuni militari come presidenti della Repubblica.



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