Guerre Strane - viste dal mondo
Tutte le guerre sono strane. Napoleone, Garibaldi e tanti altri condottieri, con le guerre acquistarono l'Oscar della gloria. Ma cosa resta delle loro gesta e dei loro cimeli? Poco: ricordi da cimiteri abbandonati o memorie tenute in vita per puro spirito di parte o per rendere più voluminoso il libro di storia.
Quando i Saveriani approdarono tra i primitivi delle Mentawai, negli anni Cinquanta, qualcuno di loro tentò di far conoscere a quelle popolazioni il mondo occidentale tramite la cinematografia.
Ma loro, abituati a vedersi quotidianamente come persone dalla testa ai piedi, non riuscivano a capacitarsi davanti a scene di primo piano, magari di un volto, e si domandavano come potessero esistere nel mondo mostri simili.
Quando poi, e non era raro, si proiettavano film di guerra, capitava di vederli scompisciarsi dalle risate anche quando, al parere del missionario, avrebbero dovuto piangere. "Ridiamo perché è assurdo che quelle immagini possano essere vere, che ci possano essere al mondo guerre per uccidere e distruggere". Sì, l'uomo ha creato l'assurdo, ha creato la guerra!
L'uomo non è più un'immagine che va dalla testa ai piedi, ma un pezzo di ricambio nelle mani di approfittatori. Non si finirà mai di parlare delle guerre. Ma il fenomeno guerra ci ripropone sempre la foto ricordo, cioè lo stereotipo del condottiero vincitore che si inalbera con il fucile in mano e lo stivale destro appoggiato sulla testa del nemico vinto, e sullo sfondo il campo di battaglia disseminato di morti, distruzioni e fuochi. La guerra è sempre una tragica competizione nel colosseo del mondo. Senza quella foto ricordo non si capirebbe mai l'orrore della guerra, perché la guerra non è altro che un tentativo di salire sull'olimpo della gloria.
Gandhi non avrebbe mai amato una simile foto. A scuola ci hanno fatto studiare la storia delle guerre affinché il museo delle vergogne umane potesse diventare ispirazione patriottica. Di volta in volta ci hanno indotto ad indossare divise o a collezionare soldatini di piombo, e così perpetrare l'amore per l'assurdo e proclamare che "l'altro" potrebbe non essere mio fratello.
Sono troppi coloro che non capiscono il significato di un'altra foto, la foto del Calvario: "Oh voi che siete sulla via guardate e vedete se c'è un amore più grande dato agli uomini di chi dà la vita per i propri fratelli". Dal Calvario una nuova civiltà ha preso forma: la civiltà dell'amore, della solidarietà e della fratellanza universale.
Persino Gandhi, lui non cristiano, l'aveva compreso: "La fortuna volle che mi trovassi a Roma sul mio cammino per la mia patria. Così potei vedere qualcosa di quella grande ed antica città, oltre a Mussolini l'indiscusso dittatore dell'Italia. E cosa non sarei disposto a dare per poter curvare la mia fronte, di nuovo, davanti alla vivente immagine del Cristo Crocifisso! Solo con uno sforzo riuscii infine ad allontanarmi da quella scena di Vivente Tragedia.
Là, davanti a quel Crocifisso, compresi ancora una volta che le nazioni, come gli individui, potevano amarsi solo attraverso l'Agonia della Croce ed in nessun altro modo. La gioia non nasce dalla sofferenza per le pene degli altri, ma dalla sofferenza che volontariamente noi stessi sopportiamo per gli altri".








