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Gli Angeli nella vita di S. Giuseppe

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Papa Leone XIV, nella domenica della Sacra Famiglia, ha citato gli angeli quali messaggeri di Dio. A Giuseppe per ben quattro volte appaiono in sogno e gli suggeriscono cosa fare. L’evangelista Matteo ci racconta di come venne rassicurato in sogno al momento della decisione da prendere nei rapporti futuri con Maria. Un annuncio del tutto inatteso che sgomenta e angoscia l’uomo Giuseppe che non sa cosa fare. 

Nella Bibbia si parla abbastanza spesso di sogni per esprimere l’adesione profonda dell’uomo a ciò che Dio vuole da lui. Durante il sogno, l’uomo è passivo e può ascoltare senza opporre ostacoli. Giuseppe pensa, riflette e ha fiducia in Maria. Prega e crede nella fedeltà della sposa promessa, si affida a Dio e attende. Nel sogno l’angelo lo rassicura (il bambino è generato dallo Spirito Santo). Percepisce chiaramente cosa gli viene chiesto, per cui non esita ad obbedire. 

Dopo la nascita di Gesù, l’angelo apparirà per avvisarlo della persecuzione di Erode. “Dopo che furono partiti i Magi, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non ti avvertirò. Erode infatti vuole cercare il Bambino per ucciderlo. Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si rifugiò in Egitto. Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio»” (Mt 2,13-15).

La crudeltà di Erode esprime un grande disprezzo per la vita umana facendo vedere fino a che punto può arrivare un uomo vittima del potere, dell’ambizione e della paura. È una strage assurda come tutte le guerre odierne, dove le cause sono sempre il dio Potere il dio Soldo, il dio Progresso-Pil. Per fortuna la morte arriva inesorabile per tutti.
“Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che cercavano di uccidere il bambino”. Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele. Ma quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazareth, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno»” (Mt 2, 19-23).
Giuseppe, l’uomo normale, preso da timore e dubbi, si abbandona, si fida, ascolta e accoglie il messaggio dell’angelo che interpreta come volontà di Dio. Cos’altro poteva fare se non credere con fede? Giuseppe protegge Maria e il Bambino con tenerezza, magnitudine e bontà sopportando tutte le conseguenze e organizzando la propria famiglia.

Nella vita dell’uomo, tutto ciò che accade è sempre un messaggio della Provvidenza di Dio che si china su di noi a nostra insaputa. E lui, l’uomo semplice che vive nell’ombra, che accoglie la sfida quotidiana del suo Creatore, viene premiato. L’accettazione del Mistero nella sua vita fa di questo falegname di Nazareth un esempio e un protettore dell’uomo che si fida di Dio. La Chiesa da quarant’anni ripete in una vecchia preghiera: “Che non si dica che ti abbiamo invocato invano”.

Papa Giovanni XXIII lo inserisce nel Canone romano della messa nel 1962. Viene invocato come provvido custode delle famiglie. Papa Montini, Paolo VI, lo definisce l’uomo timido che si mostra affascinato dalla “completa, sommessa dedizione” a Maria e Gesù. “Dotato di una grandezza sovrumana che incanta”, affronta i pesi, i rischi, gli affanni della piccola, singolare Famiglia. Ancora oggi questo Santo è pronto ad entrare nelle nostre case, a insegnarci a pregare, a fidarci di Dio.

Riscopriamo S. Giuseppe, Santo semplice, ma grande, tanto vicino a noi, pronto a soccorrerci, a intercedere ogni grazia di cui abbiamo bisogno. Teniamolo come compagno di viaggio fino alla fine del nostro tempo e non saremo delusi. Amen.



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