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A Mazatlan, in Messico, padre Raffaele Piras ha celebrato il suo giubileo d’oro sacerdotale. Nato ad Alghero, ma cresciuto a Ittiri, è missionario in Messico dal 1965. Da vari anni egli è direttore di “Radio Cultura”, che ha un raggio di ascolto di oltre 300 chilometri (www.radiocultura.org.mx). È la radio operativa del rinomato “Istituto Culturale d’Occidente” (ICO), il complesso educativo fondato dal compianto saveriano p. Ugo Cattenati nel 1951.

La solenne Messa di ringraziamento è stata celebrata nella maestosa cattedrale di Mazatlan, presieduta dal vescovo della diocesi, presenti molti confratelli saveriani del Messico e tantissimi alunni dell’ICO, formati da p. Piras. Al festeggiato è stato offerto uno speciale riconoscimento per il suo grande lavoro educativo e per la promozione della cultura.

“Come hai fatto…?”

Alla domanda, “Come hai fatto a perseverare nella vocazione missionaria?”, p. Raffaele ha risposto: “Cè Qualcuno che ti guida e ti sussurra all’orecchio il cammino da percorrere, Qualcuno che vuole il tuo miglior bene. Dio non è meschino; esige sempre il meglio; e in più, Dio è anche ostinato. Non si scoraggia quando gli dici “no” e prendi un’altra rotta. Ti aspetta in silenzio, con molta pazienza. E al tuo ritorno, ti offre un banchetto festoso.

L’incontro con Dio deve essere vissuto come una festa, una grande festa!

Che meraviglia, se noi concepissimo il nostro essere cristiani come una festa gioiosa, e non una serie di obblighi e doveri! Il panorama del mondo cristiano sarebbe certamente molto diverso!”.

Un incontro casuale

La vocazione missionaria Raffaele l’ha sentita da ragazzo e non sa spiegarla del tutto. Ricorda ancora i tre bravi sacerdoti del suo paese, Ittiri​(provincia di Sassari), negli anni 1945-50, attenti alla formazione e alla vita cristiana della gente e dei bambini.

Terminate le elementari, si stava preparando per entrare in seminario. Ma un giorno arriva in paese un prete diverso, alto e magro, con la fascia alla vita, barba e baffi. Si chiamava “padre Ildo Chiari”: serio ma gioviale, ispirava confidenza. Il curato don Serra disse che era un “missionario saveriano” e che a Macomer c’era un seminario per accogliere i ragazzi che desiderano diventare missionari.

Un incontro fugace, ma è bastato per decidere. E il 10 ottobre del 1950 i genitori accompagnano “Lillino” (così era ed è ancora chiamato il nostro Raffaele) fino a Macomer, alla casa dei missionari saveriani.

Rallegramenti, padre Piras!



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