Giochi d'America: Messico: giochi estremi!
Padre Mongardi, veterano della missione in Messico, ha raccolto le informazioni sui giochi messicani più diffusi: da quelli familiari ad altri tradizionali, che per le loro caratteristiche si possono definire... "giochi estremi".
Sento nostalgia nel ricordare questi giochi che sono ormai patrimonio di poche zone, dove si gioca ancora. Mass media e internet sono pieni di immagini e filmati. Questo è il limite della cultura attuale: c'è di tutto e molti restano paralizzati accontentandosi di vedere, invece di praticare il gioco e lo sport.
Il gatto e il topo
I partecipanti formano un cerchio prendendosi per mano e girano intorno. Un giocatore dentro il cerchio è il topo, un altro fuori è il gatto. Il gatto cerca di prendere il topo, però i giocatori del cerchio abbassando e alzando le braccia cercano di impedirglielo. Il gatto non può rompere il cerchio. Quando il gatto afferra il topo, altri due giocatori occupano il loro posto.
Ho visto questo gioco tra i bambini e le bambine nell'Huasteca. Mentre giocano, cantano in lingua nahuatl questa filastrocca: "Un topolino fa qui la sua casa, ma cerchi di salvarsi; là un gattino lo vuole mangiare". Sono giochi di puro divertimento e passatempo, senza vincitori né vinti, senza premi o punizioni. Si sta insieme, cantando e ridendo. Mi viene ancora in mente la scena di un anziano missionario che gioca e canta nel cerchio dei bambini.
La corsa con la palla
Si usa una palla di legno grande come quella del tennis. C'è un percorso nel prato o nel bosco che ogni giocatore o squadra deve completare. Con il collo del piede nudo, il giocatore lancia la palla il più lontano possibile e corre per lanciarla di nuovo. Non c'è una meta; conta solo la distanza coperta. Le gare durano tra le cinque e le venti ore.
Questo è un gioco della zona Rarámuri - uomini dai piedi agili - al nordovest del Messico. Non è solo un divertimento, ma un'esperienza di conoscenza, di costumi e tradizioni della propria cultura. La palla non si può mai toccare con le mani e se qualcuno si infortuna c'è pronto il medico, lo sciamano o il curatore spirituale.
I volatori di Papantla
Questo gioco acrobatico, a volte trasformato in spettacolo, è una cerimonia religiosa, simbolica in ogni suo dettaglio. Quattro uomini - chiamati uomini-passeri - si buttano dalla cima di un palo altro 30 metri, legati a una corda. Avvicinandosi alla terra, devono fare ciascuno 13 giri, numero che corrisponde ai mesi del calendario maya, per 4 volte arrivando al numero 52, come un ciclo importante della storia, chiamato anche "sole" o "epoca". In cima al palo, senza alcuna sicurezza, su una tavola lunga e larga un metro, un uomo danza e suona il flauto, simbolo del canto degli uccelli, segno di immortalità.
Il luogo di origine della tradizione è Papantla, nello stato di Veracruz, non lontano dal golfo di Messico. Quando ho visto i volatori insieme alla popolazione indigena, ho potuto constatare il silenzio, l'ammirazione e il rispetto della gente, proprio come la devozione in un rito religioso.
La palla incendiata
Con una palla di stoffa accesa con il fuoco nell'oscurità della notte si affrontano due squadre di sei giocatori con un bastone simile a quello dell'hockey. La squadra deve far arrivare la palla accesa fino alla linea di traguardo e allo stesso tempo impedire che l'altra squadra lo faccia.
Il gioco rappresenta la lotta tra la luce e l'oscurità, la vita e la morte, il bene e il male. Si chiama il gioco della palla purhépecha (o la uarhukua), e si pratica nella zona di Michoacan, dove si parla ancora la lingua con questo nome.








