Francesco Saverio a Vicenza
Con Ignazio e gli altri “compagni di Gesù”
Ignazio di Loyola è stato il fondatore della “Compagnia di Gesù”, ossia dei gesuiti. Nell'estate del 1537, in una lettera da Vicenza, scrive come si erano sistemati, lui e due suoi compagni : “Presso Vicenza, a un miglio dalla Porta di Santa Croce, abbiamo trovato un monastero, che si chiama San Pietro in Vivarolo, dove nessuno abita. I frati sono contenti se ci fermiamo per il tempo che vogliamo: ciò che facciamo”.
Il convento dei cappuccini
Ignazio e il Saverio erano stati ordinati sacerdoti a Venezia il 24 giugno 1537. Secondo lo storico Sebastiano Rumor, il Saverio avrebbe celebrato la sua prima santa Messa a Vicenza. Colui che oggi, uscendo da Vicenza dalla Porta di Santa Croce, prende a sinistra e attraversa il Piazzale Tiro a Segno, può imboccare la via dei Cappuccini. Arriverà, al termine della via, al cancello d'ingresso al terreno su cui, alla fine del 1800, è stata costruita la villa detta “La Cappuccina”. Qui era situato il convento dei Cappuccini.
Era un convento assai antico, di proprietà di monaci eremiti, i girolimini, che lo abbandonarono nel 1494. Il convento e la chiesa vennero fortemente danneggiati dalla soldataglia durante la guerra contro Venezia dalla Lega di Cambrai (dal 1509 al 1513). Da allora il convento cadde nel più completo abbandono: senza porte né finestre, con il tetto cadente... In quello stato lo trovarono, nell'estate del 1537, Ignazio di Loyola e i suoi compagni .
Il tempo della preghiera
Non era nelle previsioni di Ignazio di venire a Vicenza. La sua intenzione era di imbarcarsi su una nave in partenza da Venezia, per raggiungere poi Gerusalemme. Per questo lui e i suoi dieci compagni erano giunti a Venezia. Purtroppo, nel 1537, non partiva nessuna nave per il Levante, in quanto i veneziani avevano rotto con i turchi.
Nella sua autobiografia, Ignazio racconta che “vedendo che si allungava la speranza di andare a Gerusalemme, si sparpagliarono nel territorio veneto, con l'intenzione di aspettare che fosse trascorso l'anno che avevano deliberato. Nell'attesa, si divisero in gruppetti di due o tre scegliendo quei luoghi dell'entroterra veneto che erano stati suggeriti loro da amici veneziani. Giunti a Vicenza nei mesi estivi del 1537, essi trascorsero il tempo in ritiro per pregare”.
L'inizio della predicazione
Continua l'autobiografia: “Due di loro andavano sempre a cercare elemosina nel territorio, due volte al giorno, e portavano tanto poco che quasi non si potevano sostentare. Mangiavano un po' di pan cotto, quando l'avevano. In questo modo passarono quaranta giorni, non attendendo ad altro che alla preghiera”. Passati i quaranta giorni - racconta ancora Ignazio - decisero di cominciare a predicare. “Si recarono in quattro piazze diverse e, dopo aver chiamato la gente a gran voce e facendo segni con la berretta, ciascuno cominciò la sua predica. Questi discorsi suscitarono profonda impressione in città e molte persone ne furono infervorate”.








