Festa dei familiari in lingua… Thai!
Il 26 maggio, presso i saveriani di Cagliari, s’è svolta la Festa dei familiari dei missionari. Dopo l’abituale, caloroso benvenuto, p. Alessandro Brai, in vacanza da Bangkok in Thailandia, ha presentato un quadro molto interessante sulla presenza dei saveriani in quella nazione.
Essi sono in Thailandia, Paese buddhista, dal 2012. Prima di loro, sette saveriane provenienti dalla Sierra Leone hanno gestito due comunità, una nel Nord Ovest del Paese, al confine con Myanmar, l’altra a Bangkok. P. Alex lavora con altri sei confratelli in una delle 40 baraccopoli di Bangkok. Costituiscono una sorta di comunità “mista”, con la presenza dei laici che condividono in tutto la vita dei saveriani. È una “presenza sociale”, più che una parrocchia, nel territorio del tempio buddhista.
Sono al servizio delle persone che vivono nelle baraccopoli (da 200 a 1000 famiglie per baraccopoli). Alcune vengono raggiunte a piedi, altre in motorino o in bici.
Prima di iniziare la sua attività, il missionario incontra la Polizia, a cui si presenta come persona desiderosa di aiutare chiunque abbia bisogno: bambini, malati, anziani, poveri, tossicodipendenti… Poi, bisogna conoscere le realtà religiose che accolgono persone bisognose, per indirizzare alla struttura adatta coloro che ne avessero necessità. I destinatari del lavoro sono i bambini, tanti e con molte difficoltà, assistiti nelle loro stesse baracche e aiutati a frequentare la scuola; i malati che non possono beneficiare di cure e acquistare farmaci; gli anziani, spesso soli anche perché i monaci buddhisti non vanno a trovarli; i tossicodipendenti con la droga di facile utilizzo e spaccio; i poveri che continuano ad aumentare; i carcerati presenti in quattro o cinque prigioni, principalmente per motivi di droga. Nelle carceri si fa catechesi e molti chiedono di diventare cattolici, quindi si propone un cammino.
La scuola, come la chiesa, si trova nella baraccopoli. Di 1.750 studenti, solo 50 sono cattolici, gli altri sono buddhisti. In Thailandia, il buddhismo è cultura più che religione. I saveriani lavorano in seno alla diocesi; sono a disposizione delle varie chiese e, con le saveriane, desiderano avviare l’animazione missionaria, in paziente attesa di poter celebrare l’Eucaristia nella baraccopoli. Per ora si celebra soltanto nella casa dei padri. In Thailandia i cattolici stanno diminuendo. Si contano soltanto due o tre catecumeni nella baraccopoli. Eppure, c’è libertà di professare la propria religione e accoglienza sia da parte della comunità cattolica che dagli altri. Nelle grandi celebrazioni cattoliche, per esempio, i monaci buddhisti partecipano alla festa. Poi, al momento della Consacrazione, vanno via. I cattolici, a loro volta, entrano nei templi. Nel Nord del Paese ci sono campi profughi e villaggi dove i giovani cattolici, che lavorano nelle fabbriche, abbandonati a loro stessi, spesso ritornano al buddhismo.







