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Ogni volta che partecipiamo all’Eucarestia, giunti al momento della consacrazione del pane e del vino, sentiamo ripetere: “Fate questo in memoria di me”. Un ricordo che collega passato e presente, ma anche un impegno che collega presente e futuro. Si tratta di continuare, ricreare, rinnovare la relazione con Gesù, che diventa comunione.

È un richiamo, dunque, a non ricordare solo l’ultima Cena, ma a ricordare ciò che Gesù ha fatto durante tutta la sua vita. L’ultima Cena è l’episodio che la corona: Gesù raduna i suoi discepoli e fa l’ultimo pasto, lasciando loro il suo testamento e il suo esempio.

La prassi della sua vita era stata quella di mangiare con peccatori ed esclusi dalla società come segno del regno di Dio, che si realizza con l’uguaglianza e il perdono. Essendo l’ultima Cena, Gesù non solo dice, ma dà la cosa più importante per lui. Vuole assicurarsi che i suoi discepoli continuino la sua prassi: la realizzazione del Regno.

Non fermiamoci, dunque, al pane e al vino. Guardiamo a Colui che ha usato pane e vino, a Colui che ha dato corpo e anima per la realizzazione del regno di Dio: regno di perdono e d’amore, di giustizia e di uguaglianza. L’Eucarestia che riceviamo abbia un impatto sulla nostra vita, così da renderla sempre più simile a quella di Gesù: vita, corpo e anima per il Regno.

Ogni Eucarestia termina con “Andate in pace!”. Non è un congedo, ma un mandato.

Noi che abbiamo ricevuto il Corpo di Cristo, diventiamo portatori di perdono e di amore, a servizio del mondo e della società. Con “Fate questo in memoria di me”, Gesù si dà a noi affinché anche noi diventiamo come lui, e con la nostra vita serviamo il mondo attorno a noi.



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