Fare famiglia in semplicità
Al mio rientro in Ciad, dopo l’estate 2022 trascorsa in Sardegna, mi sono trovato in mezzo ad una grande stagione di pioggia, con il corollario di un’esondazione del fiume Logone come non l’avevamo mai vista. Villaggi e campi inondati, risaie distrutte, case crollate. Nessuno era preparato a questo disastro. Per un mese, una massa enorme di acqua ha lasciato l’alveo del fiume per riversarsi nelle terre adiacenti.
La città di Yagoua era raggiungibile solo attraverso la strada asfaltata. Impossibile andare nei villaggi attorno, dove la gran parte delle piste sono state portate via dalla furia dell’acqua. Poi, piano piano, a inizio novembre l’acqua ha cominciato a ritirarsi, lasciandoci in regalo una grandissima quantità di pesce. Insomma, non tutto il male vien per nuocere.
Rientrando, ho avuto anche la sorpresa di scoprire che il vescovo mi ha cambiato di parrocchia. Negli scorsi anni, a Bongor, davo una mano nella parrocchia Saint Paul, la più antica della città. Ora mi è stato chiesto di dare una mano alla parrocchia Santa Teresa di Calcutta, alla periferia della città, fondata qualche anno fa e servita da due Fidei donum camerunesi della diocesi di Douala.
A me è stato affidato un settore a 10 chilometri dalla città, comprendente tre villaggi dove vivono in pace masa e tupuri. È una zona abitata da poco; prima era solo una serie di dune di sabbia fossili ricoperte da una magra vegetazione. Ora è colonizzata da queste due etnie, ma i suoli sono di sabbia, non si può coltivare il miglio. Con la moto ho attraversato dieci chilometri di campi di fagioli. Mi ci trovo molto bene, conosco la lingua masa, per cui celebro in questa lingua. L’omelia viene tradotta in lingua tupuri da uno che conosce entrambe le lingue. È una zona povera, ma la gente è molto generosa. Sono pochi i cristiani, ma ogni domenica il pollo per il missionario non manca insieme ai soldi per il litro di benzina necessario per arrivare in moto.
Al Centro culturale, le cose non vanno molto bene. I soldi dalla Spagna e dall’Italia non arrivano più come in passato e i camerunesi stentano a capire che sono loro a doverne assicurare il funzionamento. I sindaci della zona, che dovrebbero finanziarci, fanno finta di non sentire. Abbiamo potuto pagare gli stipendi grazie all’intervento di un ministro originario di qui, che ogni anno ci dà una mano, ma non basta. L’affitto di due stanze e della grande sala per le conferenze ci garantiscono un po’ di entrate. Restiamo comunque al lavoro, anche se non possiamo garantire attività culturali di un certo spessore come prima, sperando in tempi migliori. Per esperienza, so che la Provvidenza non mancherà di fare il suo lavoro... Gli studenti vengono numerosi nel pomeriggio e la sera per studiare, grazie alle luci che abbiamo messo apposta per loro.
Da quando non ho più una comunità saveriana, vivo con tre studenti che mi fanno compagnia e mi aiutano nei lavoretti della casa e dell’orto.
Dieudonné Djafna frequenta il secondo anno della scuola per infermieri professionali. L’ho accolto tre anni fa che non sapeva dove andare. Orfano di padre fin da piccolo, era stato allevato dalla nonna finché ha potuto. Poi, un lontano zio militare di malavoglia l’aveva preso in casa, ma lo maltrattava. Con me ha finito il liceo e poi si è iscritto in questa scuola per imparare un mestiere e diventare indipendente.
Djufna Eduard arriva dalla mia vecchia parrocchia dove l’ho conosciuto bambino 19 anni fa. Il padre aveva abbandonato la famiglia e la mamma a stento ha allevato una bella nidiata di bambini. Grazie a una mia amica che lo aiuta da anni, è iscritto alla scuola per infermieri generici.
Il terzo è Mununna. Dopo la maturità, ha fatto qualche anno di lavoro a Douala poi è rientrato al villaggio. Frequenta il secondo anno della scuola di agricoltura.
Facciamo famiglia in semplicità condividendo quello che siamo e che abbiamo, continuando a guardare al futuro con fiducia. A tutti voi che leggerete queste righe il mio saluto e la riconoscenza per chi invia offerte, segno di comunione con la nostra missione. Un abbraccio!








