Educazione e missione, Il convegno missionario
Sabato 15 ottobre si è tenuto, presso i missionari saveriani di Udine, l'annuale convegno missionario diocesano sul tema, "Il compito educativo e la missione". La riflessione è stata condotta dal professore friulano Aluisi Tosolini, pedagogista ed esperto di educazione interculturale, che ha fatto partire la sua analisi proprio dal significato del termine "educazione".
Un grande disorientamento
"Educare" significa "tirare fuori". Quindi non vuol dire "riempire" qualcuno che è vuoto di nozioni e significati, ma piuttosto far emergere le potenzialità di ognuno, affinché diventi un cittadino attivo e consapevole.
I problemi educativi oggi nascono da una crisi di "orizzonte" nel mondo adulto, che si trova in difficoltà a immaginare i futuri scenari ai quali preparare le nuove generazioni. Le rapide trasformazioni degli ultimi decenni (globalizzazione, società interculturale, nuove tecnologie, crisi economica...) pongono gli adulti in una condizione di "disorientamento", che si riflette anche nel loro compito educativo.
In questa situazione, quali indicazioni ci vengono dall'esperienza missionaria?
Missione a 360 gradi
La prima è sicuramente il senso del mettersi in cammino, dell'uscire da porti sicuri per affrontare il nuovo che avanza, per guardare al cambiamento con positività. Ciò presuppone la capacità di "inculturarsi", che è propria della missione: di adattare cioè linguaggi e atteggiamenti alla cultura in cui ci troviamo, senza perdere di vista il cuore del messaggio che dobbiamo annunciare.
Il secondo elemento specifico della missione è che "l'annuncio investe tutta la realtà": investe la cultura, la concezione dell'uomo e della donna, la società, la politica, l'economia... Allo stesso modo, l'educazione deve essere a 360 gradi: deve toccare lo stile di vita e dei consumi, in modo che sia equo, responsabile, solidale, rispettoso dell'ambiente. Per trasmettere ai giovani queste consapevolezze, gli adulti devono possederle e viverle.
Testimonianza e fiducia
Qui entra in gioco il terzo aspetto missionario: quello della testimonianza. I giovani hanno meno bisogno di maestri e più bisogno di veri educatori che, attraverso il proprio esempio, rendano concreti i valori in cui credono.
Infine, occorre andare incontro all'umanità, come sa fare la missione. Significa avere fiducia nell'umanità, essere aperti per ascoltare e pronti ad aiutare a trovare le riposte che valorizzano le ricchezze - spesso poco conosciute e apprezzate - delle persone da educare.
È dunque necessario dare fiducia al mondo giovanile, alla sua capacità di discernere e costruire un futuro migliore.








