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Educazione alla mondialità, La formazione promossa dal Cem

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Abbiamo chiesto alla prof.ssa Lucrezia Pedrali, condirettrice dell’iniziativa saveriana “Centro di Educazione alla Mondialità”, di spiegarci almeno qualcosa delle tante attività portate avanti dal centro e, in particolare, i corsi di formazione organizzati appunto dal Cem.

Cosa sono i corsi Cem?

I corsi di formazione sono una delle nostre tre attività più importanti, insieme alla rivista mensile e al convegno annuale. Riteniamo importante questo ramo di attività per varie ragioni. Attraverso questi corsi ci facciamo conoscere, diffondiamo la nostra rivista, promuoviamo le nostre iniziative e troviamo anche un modesto sostegno economico. Ma prima di tutto, i corsi servono a presentare e spiegare i valori e i metodi dell’educazione alla mondialità, affinché vengano apprezzati e seguiti.

Quali sono i vostri principi?

La nostra visione è questa: l’educazione nella scuola e nell’ambito formativo deve essere aperta al mondo e alle culture. Ci diamo da fare perché questa visione diventi sempre più condivisa e accettata. La stessa visione è sostenuta e proposta dalla rivista “CemMondialità”. Nel convegno annuale, infine, arrivano idee e riflessioni su cui lavoriamo per proporre le varie attività formative durante tutto l’anno. Le tre attività Cem sono quindi ben legate tra loro.

Come organizzate i corsi?

L’organizzazione è laboriosa. Ogni corso richiede tempo, contatti, telefonate, incontri. I corsi sono comunque di due tipi: di proposta o di risposta. I corsi di proposta sono organizzati e costruiti dal centro, secondo le idee e i valori che vogliamo promuovere. È come proporre l’acquisto di una “pacchetto”. Nei corsi di risposta, invece, il “pacchetto” viene costruito insieme a coloro che ce ne fanno richiesta. In questi casi, noi aiutiamo a confezionare le risposte, senza tradire lo spirito del Cem. Attualmente stiamo rispondendo a varie richieste specifiche. Le nostre risposte cercano di essere funzionali ai bisogni degli interessati e, nello stesso tempo, cercano di promuovere la visione mondiale e interculturale che ci qualifica.

Cosa avete in cantiere?

In cantiere abbiamo parecchie iniziative. Innanzitutto stiamo cercando di stabilire contatti con altre realtà che lavorano sul territorio. Alcuni collegamenti, come quello con l’università Cattolica, diventeranno sempre più importanti. Con l’associazione “Intessere” abbiamo realizzato un progetto di formazione per educatori nelle comunità che accolgono ragazzi stranieri. Ci chiedono un corso di formazione per educatori per facilitare i rapporti e gli atteggiamenti tra le culture. Un’altra richiesta riguarda l’impostazione giuridica degli Stati nordafricani, da cui provengono le famiglie dei ragazzi.

E con le scuole come va?

A gennaio inizierà un corso impegnativo per un circuito di scuole medie cattoliche: S. Maria della Pace, una scuola di Botticino, una di Sarezzo e una di Palazzolo. È un progetto interculturale, chiamato “il mondo incartato”. A partire dalla rappresentazione del mondo attuale, gli alunni si impegneranno in vari laboratori. “Interconnessione” è, invece, il nome del corso per insegnanti di elementari, medie e superiori, durante il quale cercheremo di scoprire quanto influisce la lingua sulla costruzione della propria identità culturale.

Siamo stati richiesti anche in Sardegna, a Rovigo e Ferrara. In primavera, pensiamo di fare un corso in collaborazione con alcune scuole statali di Brescia. Cercheremo di capire, all’interno delle varie culture, il legame tra l’identità personale e l’immagine corporea.

Sono cose un po’ difficili! E Brescia come risponde?

In questi quindici anni di attività ho incontrato quasi tutti le scuole. Credo che il Cem, i saveriani e la Libreria dei popoli siano ormai conosciuti in tutti gli istituti di Brescia. E questo ci rende felici.



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