È la fede la vera ricchezza, Riflessione per l’ottobre missionario
La riflessione che desidero condividere con voi prende spunto dal mese di ottobre, che a noi cristiani ricorda il primo motivo dell'essere chiesa: evangelizzare, cioè portare la fede cristiana a chi ancora non l'ha ricevuta, ovunque si trovi. Quella fede che noi abbiamo avuto in dono gratuito dal Padre e che con la nostra vita dobbiamo portare ai fratelli.
Mi direte: "tutto questo lo sappiamo già!". È vero. Tuttavia, ascoltando i discorsi e i ragionamenti, e soprattutto leggendo le destinazioni delle offerte, mi nasce qualche dubbio. Perciò nella predicazione dell'ottobre missionario questo messaggio risuonerà ancora.
Il primo vero impegno
Aiutare il povero, l'affamato, il bambino senza scuola, il malato senza medicine... è senz'altro un gesto sublime di carità. Anch'io non ho avuto vergogna a chiedere tutto ciò per la povera gente colombiana. Però mi chiedevo e mi chiedo di nuovo: ciò che cambia i cuori non è forse annunciare Cristo e portare il suo vangelo?
Ci sono sempre tante discussioni nei gruppi missionari e nelle organizzazioni su "cosa fare, quanto e a chi dare...". Tutto è utile e necessario. Ma mi chiedo: perché si trovano persone disposte ad aiutare materialmente, ma è più difficile trovare persone disposte a donare se stesse: non per fare, ma per andare ad annunciare Cristo?
Anche tra noi missionari, a volte, quando non c'è niente da "costruire" sembra che il nostro compito sia finito e non si sappia cos'altro fare. Qualche laico diceva: "Quando non c'è il mattone...". Per fortuna ci sono ancora molti missionari convinti che la cosa essenziale sia annunciare Cristo; e per fare questo i mezzi più poveri sono anche quelli più efficaci.
La fede con un piatto di riso
Qualche domenica fa nella seconda lettura tratta dalla lettera di san Giacomo si leggeva: "Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo, per farli ricchi con la fede ed eredi del regno...?". La vera ricchezza è la fede! Lo stesso Giacomo afferma che la fede senza le opere non è fede. Ciò che trasforma il cuore dell'uomo non è un piatto di riso, ma il dono della fede insieme a un piatto di riso.
Questa è una riflessione personale ad alta voce, che nasce soprattutto da ciò che ho vissuto, in Colombia e in Italia. Quando la gente mi chiede il motivo di questo modo di vedere la missione, racconto una piccola storia che ha segnato la mia vita missionaria e che spero continui a ispirare il mio futuro.
Una vecchietta mi ha portato a conoscere la signora Tulia, una donna anziana e abbandonata, malata di cancro allo stato terminale. Viveva in un tugurio malsano, sporco e puzzolente di un quartiere di periferia. Come prima reazione, ci siamo chiesti cosa fare per aiutarla. E ci siamo messi in azione: qualcuno puliva la "casa", qualcun'altro le portava qualcosa da mangiare... La solidarietà tra i poveri funziona.
La gioia più grande
Quando le ho chiesto cosa potevo fare io per lei, dopo l'iniziale diffidenza e sapendo che ero un prete, mi ha fatto capire che aveva bisogno di ascolto e che desiderava qualcuno con cui confidarsi. Da lì è nata una profonda affinità spirituale. Ma c'è voluto tempo e ascolto paziente.
Dopo avermi raccontato la sua vita, le sue tragedie e le sue sofferenze, un giorno ha avuto il coraggio di confidarmi il suo dolore più profondo: "Il Signore non mi può voler bene, dopo tutto quello che gli ho fatto nella mia vita!". Questa era la causa della sua tristezza. L'ho aiutata a scoprire il vero volto di Dio misericordioso. Poco prima di morire, mi ha detto: "Grazie, per tutto quello che avete fatto per me; la cosa più bella è aver scoperto il vero volto del Padre Celeste. Sapere che mi ha sempre amato è stata la gioia più grande della mia vita".
Auguro a tutti voi un mese di ottobre che ci aiuti a riscoprire la gioia di essere amati da Dio e il desiderio di far conoscere questa consolante verità a tutti.








