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p.6 migrazioni africaVisione distorta. Le rotte migratorie più consistenti non sono quelle che vanno da sud a nord. Al contrario, i migranti del sud del mondo rimangono prevalentemente al sud, sia che si parli di Africa, Asia o America Latina. Una visione distorta della realtà porta a farsi idee sbagliate, a prendere decisioni poco lungimiranti. Lo sottolinea una ricerca dell’hub Migration for Development and Equality, che ha messo in luce direttrici poco note. Ad esempio, il 64% delle persone dell’Africa occidentale che lasciano la propria nazione sceglie come destinazione uno stato di quella stessa area geografica. I flussi dal Nord Africa si dirigono sempre più verso il Medio Oriente. Il 94% degli africani che si trasferiscono in un altro continente lo fa in modo regolare e sono solo il 14% della popolazione migrante globale. I numeri si conoscono e non considerarli è un’ignoranza consapevole che porta a continui errori.

Bolsonaro denunciato! Per la prima volta nella storia, i popoli indigeni si sono rivolti direttamente al tribunale dell'Aia per combattere per i loro diritti. L’accusa è genocidio. Il fascicolo depositato è composto da denunce di leader e organizzazioni indigene, documenti ufficiali, ricerche accademiche e note tecniche, che dimostrano la pianificazione e l'esecuzione di una politica anti-indigena esplicita, sistematica e intenzionale guidata da Bolsonaro.

Zoom Africa. In Ciad, Il Presidente di transizione Mahamat Idriss Deby ha rivolto un appello ai gruppi ribelli a prendere parte a un "Dialogo nazionale inclusivo", prima dello svolgimento delle elezioni presidenziali e legislative. Anche i vescovi auspicano l’istituzione di un Consiglio nazionale di transizione incaricato di realizzare le necessarie riforme istituzionali per lo sviluppo di un progetto di Costituzione più consensuale, che però tarda a prendere forma.

“Perché gratificare i criminali in questo modo?”. Insorge il premio Nobel per la pace, il dottor Denis Mukwegue, alla nomina di un ex leader ribelle, Emmanuel Ushindi, a coordinatore del programma per il disarmo, la smobilitazione, il recupero e la stabilizzazione delle comunità, lanciato da Félix Tshisekedi, Presidente del Congo RD. Intanto, l’insicurezza endemica nelle province dell’est del Paese (Nord e Sud Kivu e Ituri) ha pesanti conseguenze umanitarie.

In Marocco, fa notizia la netta sconfitta del Partito islamista della giustizia e dello sviluppo (Pjd), al governo dal 2011, del premier Saad-Eddine El Othmani. Il vincitore delle elezioni è il Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni) guidato dal miliardario Aziz Akhannouch. Chi esce indenne è il re Mohammed VI, pronto a prendere le distanze da qualsiasi schieramento, ogni qualvolta la sua immagine rischia di essere messa in cattiva luce.

In Zambia, vittoria dell’opposizione con Hakainde Hichilema che ha interrotto sette anni di regime di Edgard Lungu e del suo Fronte patriottico, dopo una campagna elettorale basata sulla violenza verbale, sul tribalismo e sulle intimidazioni. Al neo eletto il compito di risollevare un Paese in crisi, con una corruzione dilagante.

p.6 cop26 1Appello per il pianeta. Papa Francesco, il Patriarca ecumenico Bartolomeo e l’arcivescovo di Canterbury si uniscono per la prima volta in un appello urgente per il futuro del pianeta. Mettono in guardia sull’urgenza della sostenibilità ambientale, sull’impatto della povertà e sull’importanza della cooperazione globale. L’esortazione a tutti è a fare ciascuno la propria parte nello "scegliere la vita" per il futuro della Terra. Nel Messaggio, pensato in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2021 (COP26), che si terrà a Glasgow tra il 31 ottobre e il 12 novembre, si invita ad essere lungimiranti, senza accontentarsi di comode soluzioni a breve termine e apparentemente poco costose. La strada da perseguire è quella della generosità e dell'equità. Le persone che sopportano le conseguenze più catastrofiche di questi abusi sulla Terra sono le più povere del pianeta e le meno responsabili nel causarle. Si richiede anche "collaborazione sempre più stretta tra tutte le chiese nel loro impegno per la cura della creazione. Insieme, dobbiamo cambiare rotta e scoprire nuovi modi di lavorare per abbattere le tradizionali barriere tra i popoli e smettere di competere per le risorse".

L’iniziativa: Marcia della pace 2021

p.6 marcia Perugia AssisiÈ tempo di ricominciare a lavorare per la pace. I prossimi 10 anni saranno decisivi per fermare il cambiamento climatico e per impedire una nuova guerra mondiale, per uscire dalla crisi sociale ed economica, per effettuare la transizione ecologica, democratizzare la rivoluzione digitale e prevenire nuove grandi migrazioni… Dobbiamo sviluppare una mentalità e una cultura del “prendersi cura” capace di sconfiggere l’indifferenza: cura delle giovani generazioni, della scuola, degli altri, del pianeta, del bene comune, della città, dei diritti umani, della democrazia… C’è bisogno di una politica e un’economia della cura. La cura è il nuovo nome della pace. Per questo, domenica 10 ottobre, la Marcia della pace Perugia-Assisi inaugurerà il decennio della cura.

L’opinione: Gli affari armati

p.6 AfghanistanLa missione militare in Afghanistan è stata un fallimento. Ma non tutti sono d’accordo. Secondo alcuni autorevoli commentatori “la sconfitta è stata politica”. Stando a costoro, anzi, “la litania italiana delle missioni di pace dovrebbe lasciare il posto all’impiego della forza aerea secondo le norme del codice militare di guerra”. Chissà cosa ne pensano questi signori delle migliaia di civili afghani (tra i 140mila e 340mila), vittime dei bombardamenti aerei indiscriminati della Nato, dell’incapacità dell’intelligence militare di prevedere il collasso dell’esercito afghano e delle disastrose operazioni di evacuazione della popolazione dall’aeroporto di Kabul. Forse per loro sono solo “effetti collaterali”.
Va detto forte e chiaro: l’intervento militare in Afghanistan è stata un’invasione di un territorio sovrano senza nessuna legittimazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e tutta la missione militare è stata un fallimento soprattutto militare. Un fallimento, ma non per tutti. Non lo è stato per chi ha lanciato l’offensiva militare e l’ha sostenuta per 20 anni: il complesso militare-industriale americano e i suoi alleati. Non a caso in questi 20 anni i principali fornitori militari del governo Usa hanno visto decuplicare le loro azioni in borsa: un risultato unico! Gli Stati Uniti hanno speso per la guerra in Afghanistan più di 2mila miliardi di dollari, l’Italia almeno 8,5 miliardi di euro. Soldi spesi anche per fornire armamenti alle forze armate afghane, un arsenale bellico che ora è finito nelle mani dei talebani. Inoltre, l’intervento militare in Afghanistan è servito alle lobby industriali militari come trampolino di lancio per la “guerra al terrorismo internazionale”, fornendo così il pretesto e la giustificazione politica per la nuova corsa agli armamenti.
“Il potere non tollera la verità sulla guerra, l’unica verità sulla guerra sono le vittime”, diceva Gino Strada.
Giorgio Beretta - La Voce del Popolo, 10 settembre 2021

Una storia speciale: Premi alla libertà

Il Pax Christi International Peace Award 2021 è stato assegnato alla rete di radio cattoliche del Sud Sudan. Il Catholic Radio Network, nato su iniziativa dei Comboniani quindici anni fa, è un importante strumento di informazione, formazione e promozione della pace, in un paese in cui la libertà di stampa è costantemente minacciata. La programmazione è indirizzata a promuovere la riconciliazione e il superamento dei traumi per i ripetuti conflitti che hanno martoriato il paese, offrendo un’attenzione speciale per i gruppi sociali più deboli.
p.6 mathias guenteIl Premio internazionale per la libertà di stampa è stato attribuito al giovane ma esperto giornalista mozambicano Matias Guente, direttore del settimanale Canal de Moçambique, spina nel fianco del Frelimo, partito che governa il Paese da 35 anni e che gli ha creato non pochi problemi. Atri tre giornalisti - di Bielorussia, Guatemala e Myanmar - sono stati insigniti dello stesso premio, che certifica una libertà di stampa sempre più scarsa.



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