È difficile affrontare il demonio!
Intervista a padre Riccardo Nardo
Padre Riccardo Nardo, saveriano originario del Friuli, dal 1972 è missionario in Africa, nella repubblica democratica del Congo. In Italia per le vacanze, ha passato alcuni giorni a San Pietro in Vincoli in compagnia di suo fratello, padre Giuseppe, ben conosciuto dagli affezionati lettori di "Missionari Saveriani".
Ogni missionario dà alla missione qualcosa di "personale". Padre Riccardo, però, ha qualche caratteristica un po' ... speciale: quella di scacciare gli spiriti maligni e di guarire i malati. Gesù lo faceva spesso e, inviando i suoi discepoli, ha detto loro di fare altrettanto. Proprio su questo punto ho rivolto a lui alcune domande.
Padre Riccardo, come hai avuto il compito di esorcista?
Ho iniziato a fare il missionario dalla gavetta, lavorando in foresta, in missioni molto distanti dalla città. Ero felice e non è certo per mia scelta se oggi mi trovo a fare l'esorcista. Anche io, devo confessarlo, come la maggior parte dei cristiani e dei preti, non ci credevo tanto e soprattutto non ho mai pensato che un giorno mi sarei trovato coinvolto, anzi costretto, ad esercitare questo ministero.
Ho fatto di tutto per non ricevere questo incarico. Ho cercato di scappare, ho pianto, ho supplicato ...; ho perfino raccontato bugie affinché il vescovo mi lasciasse in pace. Perdonatemi il paragone, ma è stato un po' come Giona: più cercavo di scappare e più mi ci ritrovavo dentro.
È difficile fare l'esorcista?
È difficile affrontare il demonio! È un ministero esigente in tutti i sensi. Forse anche per questo non avevo affatto intenzione di entrarci; non si ha più il tempo per se stessi; ci si trova in continuo contatto con le più svariate miserie umane. Inoltre, molte volte non si è capiti né aiutati da chi ti sta attorno; ci si sente addirittura compatiti.
Come svolgi questo ministero?
Prima di tutto mi sono fatto coraggio, fiducioso nel Signore. Ho affrontato le più scabrose situazioni, ricevendo tutti gli ammalati, di qualsiasi religione. Grazie al ministero che svolgo, posso donare pace e serenità a tanti sofferenti.
Questo mi procura tanta gioia e non aspetto altro dal Signore. Qualcuno, quando si vede guarito, specie dopo aver speso grosse somme di denaro ed aver rincorso i medici inutilmente, vuole manifestare riconoscenza dando qualche offerta. Io accetto volentieri, così posso aiutare i poveri che vengono da lontano. Dire grazie a Dio, condividendo con i fratelli, è legge di Cristo.
Alcuni sono creduloni, altri sceltici. Tu ci credi agli esorcismi?
Gli estremismi ci sono in tutte le cose. Nessuno obbliga qualcuno a crederci. Prima di dare un giudizio sereno ed equilibrato, per onestà, si dovrebbe fare esperienza, almeno assistendo una volta all'esercizio di questo ministero. Una cosa è certa: gli uomini che soffrono sotto l'influenza del maligno ci sono, sono molti e hanno il diritto di chiedere alla chiesa di avere un sollievo.
Chi ha le doti per essere esorcista?
È il Signore che ha messo nelle mani della chiesa questo potere che egli stesso ha largamente esercitato prima di dare ai suoi discepoli il comando: "Andate e cacciate i demoni". Spesso, le persone che soffrono non trovano la risposta adeguata ai loro tormenti e sono respinte quando bussano alla nostra porta. Per questo si rivolgono a persone e luoghi completamente sbagliati, peggiorando la propria condizione.
Proprio per l'esperienza fatta mi sento di raccomandare ai confratelli di non sottovalutare il potere che Cristo ci ha dato.
"Voi siete il vangelo"
Continuiamo questo nostro incontro con padre Riccardo Nardo. La sua esperienza missionaria e la sua passione per i più bisognosi della terra suscita in noi grande ammirazione. Egli ha ancora qualcosa da dirci.
Come missionario, che impressione hai della chiesa in Italia?
Gli aspetti del volto della chiesa sono tanti, che non si possono riassumere in una sola risposta. È evidente che oggi, in vari settori della chiesa italiana, esiste una conoscenza più approfondita del vangelo. D'altra parte, anche gli impegni di solidarietà nelle varie forme di volontariato sono molto aumentati. Nei riguardi delle missioni poi, si riscontra nei fedeli un maggior desiderio di conoscere e di cercare modi sempre più efficaci per collaborare effettivamente nell'attività missionaria della chiesa nel mondo.
Da qualche tempo si parla di nuora evangelizzazione ...
Sì, sento tanto parlare di nuova evangelizzazione. Proprio come si fa nelle missioni, anche la chiesa italiana dovrebbe rimettere il vangelo nelle mani di ogni credente, in modo tale che egli lo possa applicare nella propria vita, in casa sua, nella sua comunità, con occhi che guardino oltre il proprio orizzonte, dovunque il vangelo è ancora sconosciuto.
Che collaborazione ti aspetti dalla chiesa italiana?
Da ormai 30 anni, io sono missionario in Congo, dove da 7 anni continua una guerra di cui in Europa non si parla. È una delle cosiddette guerre dimenticate del mondo di oggi. C'è un clima di tensioni, di odio e di stragi. La prima cosa che chiedo ai cristiani è di esserci vicini con la preghiera, perché non è facile rimanere e lavorare in queste situazioni senza un particolare aiuto di Dio.
Se in questi anni di guerra nessun missionario è impazzito, lo si può ritenere un vero miracolo della protezione di Dio.
E dopo la preghiera?
La seconda cosa da chiedere nasce in me dall’invidia che ho per san Paolo, quando poteva scrivere alle chiese da lui fondate: "Voi siete il mio vangelo vivente". Scriveva così per l'aiuto di fede e di carità che da esse riceveva per il suo apostolato. Essere testimoni del vangelo: questo è il dono più prezioso che la chiesa italiana può oggi offrire alle missioni.
Per ultimo, mi aspetto un'altra cosa, molto semplice ma efficace. Quando vi arriva questo giornalino "Missionari Saveriani", apritelo, leggetelo, fatelo leggere alle famiglie vicine e ... sostenetelo: è la voce di noi missionari.
Noi ci accorgiamo subito dell'accoglienza che gli offrite, ogni volta che vi arriva in casa. Grazie.








