Due sogni da realizzare, In Bangladesh con un’anca nuova
Padre Germano, originario di Duronia in provincia di Campobasso, è in Bangladesh dal 1977 e ha sempre lavorato con i "rishi" fuori-casta della diocesi di Khulna. Da molti anni la sua famiglia vive a Roma.
I suoi amici di Duronia, nel sito del Comune, aggiornano una pagina a lui dedicata: www.duronia.com/padregermano.html
Finalmente ho deciso di prendere in mano carta e penna e scrivere, per salutare tutti gli amici e ringraziarvi per il sostegno che ci date con la vostra preghiera e generosità.
Lo scorso 14 settembre mi hanno messo una protesi all'anca sinistra. Due giorni dopo ricorreva il mio 70° compleanno. Rimesso a nuovo, il 22 dicembre ho lasciato nuovamente l'Italia per il Bangladesh. A chi mi pregava di partire dopo il Natale, ho risposto con il noto proverbio: "Natale con i tuoi". Così ho potuto celebrare l'evento della nascita di Gesù con i miei cristiani. Ho riferito loro di questo proverbio: dai loro occhi ho visto trasparire la gioia, e mi sono subito sentito a casa mia.
L'ultima raccomandazione ricevuta dai medici in Italia è stata quella di non usare la motocicletta. Devo confessare la mia disobbedienza. Infatti, ho ripreso a percorrere in moto le strade dei villaggi, portandomi dietro i miei 70 anni, che non mi pesano affatto.
Il collaboratore messicano
Da 33 anni sono missionario in Bangladesh. L'entusiasmo è sempre quello della prima ora. Rimane ancora l'ultimo sogno: quello di dare alla mia gente un luogo idoneo per la preghiera e una scuola degna di tale nome. Alcuni giorni fa è venuto l'ingegnere con una squadra di operai per sondare il terreno. Il costo complessivo dell'opera - chiesa e scuola - si aggira intorno ai 100mila euro. La Provvidenza ci è già venuta incontro. Per completare l'opera ci sarà bisogno di altri aiuti, ma confido nel Signore.
Un'altra bella notizia è che da quest'anno p. Melecio, un giovane saveriano messicano, è con me alla missione di Chuknagar. Il suo compito è seguire le scuole disseminate nei tredici villaggi della missione. Questo è un grande sollievo per me, anche se dovrò stargli vicino, perché è arrivato da poco ed ancora fresco di lingua bengalese.
Le varie attività hanno ripreso il loro pieno ritmo. Abbiamo iniziato l'anno pastorale alla presenza del vescovo della diocesi di Khulna. Il catecumenato - che dura da 4 a 6 anni - mi impegna molto in prima persona, perché seguo personalmente tutti i catecumeni. Se Dio vuole, in occasione dell'inaugurazione della chiesa, un centinaio di loro riceveranno il battesimo.
La mostra sui "fuori-casta"
Nel frattempo, si è tenuta un'iniziativa molto importante. Si tratta di una mostra allestita presso l'Accademia delle arti nella capitale Dhaka. La mostra, incentrata sui rishi, ha lo scopo dl denunciare a livello nazionale la situazione dei fuori-casta in Bangladesh. È stata un'iniziativa senza precedenti, che abbiamo intrapreso con entusiasmo e un pizzico di coraggio. All'inizio di gennaio, su nostro invito, è venuta da Bergamo un'equipe di esperti, che hanno raccolto il materiale che serve per mettere in evidenza la situazione di emarginazione, segregazione e oppressione degli "intoccabili".
Consideriamo questa iniziativa come il coronamento del processo di coscientizzazione portato avanti per decenni dai saveriani in Bangladesh.
Ci auguriamo che possa finalmente aprirsi una fase nuova per i nostri fuori-casta, in cui possano essere riconosciuti come "esseri umani", con tutta la dignità che ogni persona al mondo merita di avere. In questo consiste la missione di Gesù e la nostra: "Mi ha mandato per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione, per rimettere in libetà gli oppressi" (Luca 4, 18).








