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Dunque è risorto, come aveva predetto. È proprio lui il Messia Salvatore, liberatore, speranza del mondo. Le donne e i discepoli, di fronte ai crudi eventi della passione e croce, erano fuggiti, impauriti e abbattuti, “morti”, dentro e fuori.

Ora invece il Risorto li trasforma, li scuote, li rafforza nella missione. Erano spenti, paurosi, scoraggiati ed ora, da lui vivificati, rivivono, riprendono coraggio, gioia e una inaudita libertà.

La Risurrezione trasforma l’animo umano e gli dona una pace audace, pur nella prova e nella persecuzione. I martiri, di ieri e di oggi, testimoniano questo. “O morte, dov’è questa tua vittoria”? Dopo la Risurrezione di Gesù, la morte, il male, l’ingiustizia sono fiacchi e impotenti, hanno il fiato corto.

Don Tonino Bello diceva: “Morte, non hai più presa su di noi. Le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati; i bagliori delle guerre, le sofferenze dei poveri sono agli ultimi rantoli. La fame, il razzismo, la droga sono votati al fallimento. Le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate come la brina dal sole della primavera. L’uomo non nasce per morire, ma muore per risorgere”.

Nella storia, la vita, il bene, l’amore hanno l’ultima parola, non certo il male, il peccato, l’ingiustizia. I carnefici non hanno partita vinta, poiché la morte che essi assegnano viene “inghiottita” dalla risurrezione. “Dov’è, o morte, la tua vittoria?”.

Certo, guardiamo la dura realtà: fame, guerre, sofferenze pagate dai Paesi poveri, immigrazione verso l’Occidente, squilibri tra Nord e Sud del mondo, il trionfo planetario del libero mercato, che traffica armi e droga. Il duello tra la vita e la morte continua, ma il risultato finale non lascia dubbi. Sappiamo già come finirà.

Importante, però, è scegliere fin da subito da che parte stare: con i potenti o con i crocifissi, a fianco di Gesù?

La sua Risurrezione fa riprendere il cammino, dando nuovo impulso alla missione. Le donne al sepolcro vuoto, Giovanni, Pietro, i due di Emmaus, gli apostoli… Tutti corrono a dare la notizia, c’è un’energia nuova. E solo nel movimento s’incontra il Risorto, che ci dice: “Non temete, mettetevi di nuovo in marcia, tornate alla Galilea del primo amore”. La resurrezione è rischio, è dinamica, è novità. Non è una storia accaduta duemila e più anni fa, è forza che rimette in moto la storia che si era bloccata a causa di quella grande pietra, che schiacciava ogni speranza.

Possiamo essere uomini e donne pasquali, coloro che credono nella potenza dell’amore di Dio, credenti esperti della Pasqua che hanno toccato le ferite sempre aperte del corpo glorioso del Risorto. 



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