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''Dottore'' in... teologia biblica, Intervista a p. Vitus Rubianto

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Mercoledì 20 giugno p. Vitus Rubianto - giovane saveriano di origine indonesiana - ha brillantemente terminato i suoi studi, conseguendo il "dottorato" in teologia biblica. Ci siamo trovati in tanti - saveriani e saveriane, conoscenti e amici venuti anche da Verona e da Taranto - all'università Gregoriana per ascoltare l'esposizione della tesi di p. Vitus, il cui titolo era: "La figura del seme e il suo compimento. Analisi della parabola in Marco 4,1-34".

Un lavoro inedito e prezioso

Padre Vitus ha fatto una sintesi del lavoro a cui si è dedicato in questi anni di studio. L'originalità della sua ricerca sta nell'aver accostato due brani del vangelo di Marco: quello delle parabole (capitolo 4) e il discorso apocalittico (capitolo 13). Finora, nessun altro aveva fatto tale confronto, con tanta profondità. Il discorso delle parabole parla del seme, cioè dell'inizio; il discorso apocalittico parla dei segni degli ultimi tempi, cioè della fine. I due capitoli possono essere accostati per descrivere la vicenda umana di Gesù, come seme che muore per dare la vita.

Dopo l'esposizione di p. Vitus, i professori presenti (moderatore e secondo relatore) hanno dato le loro valutazioni e osservazioni critiche. Si sono congratulati per il lavoro svolto con competenza e precisione, offrendo un contributo nuovo alla ricerca biblica. È stata aperta una strada che potrà, in futuro, essere ripresa e percorsa da altri.

Alla fine p. Vitus ha ringraziato non solo i professori e gli studenti che in questi anni lo hanno accompagnato, ma anche la famiglia saveriana e gli amici per l'appoggio e la fiducia ricevuti. Abbiamo terminato con una bella preghiera cantata in lingua ebraica.

Ma per festeggiare al meglio questo importante risultato, ci siamo ritrovati tutti insieme a cena e qui ho intervistato p. Vitus.

Perché hai fatto un dottorato?

All'inizio non avevo questa intenzione. A Jakarta insegnavo Sacra Scrittura da cinque anni. L'università mi ha chiesto di proseguire gli studi, ma a quell'epoca ero anche formatore degli studenti saveriani di filosofia. Così, dopo un paio di anni sono venuto a Roma, non solo per studiare, ma anche per partecipare al convegno sulla spiritualità e al capitolo generale.

Come mai hai scelto questo tema?

In un primo momento volevo approfondire l'inculturazione negli Atti degli apostoli, ma non ho trovato un professore disposto a seguirmi. Il prof. Roland Meynet, uno dei fondatori del metodo della retorica biblica, mi ha suggerito il tema sul vangelo di Marco a cui applicare il suo metodo. E ho accettato...

Quali sono state le difficoltà?

La prima difficoltà è aver dovuto studiare varie lingue, oltre all'italiano. La seconda è stata praticare la metodologia dell'analisi retorica con un certo rigore. È come se avessi imparato un nuovo mestiere. Allo stesso tempo ho avuto molta fiducia nel professore che mi seguiva, il quale fin dall'inizio mi ha chiesto molto e ha avuto fiducia in me, coinvolgendomi nel suo progetto. Infatti, ho tradotto dal francese all'inglese quattro suoi libri. Tale sforzo mi ha obbligato a entrare completamente nel suo metodo.

Allora ti ha convinto?

Direi proprio di sì. Ho anche partecipato, qui a Roma, a due convegni internazionali sulla retorica biblica e ho potuto conoscere tanti studiosi. Mi sono trovato a mio agio, inserito in un gruppo internazionale di varie persone che usano lo stesso metodo ideato da p. Roland. Questo contatto con altri esegeti è importante per avere un confronto che arricchisce e sostiene nel cammino.

La soddisfazione più grande?

Scrivere una tesi non è facile, ancor meno nel campo biblico, dopo secoli di ricerca. È stata una bella soddisfazione poter offrire qualcosa di nuovo. La stessa università Gregoriana ha riconosciuto che si tratta di un contributo originale alla ricerca sulla retorica biblica.

Cosa farai ora?

Torno in Indonesia, a Jakarta, per riprendere l'insegnamento e divulgare qualcosa che là è del tutto sconosciuto: la metodologia della retorica biblica.

Desideri ringraziare qualcuno in particolare?

Oltre a tutti coloro che ho già nominato il giorno della discussione della tesi, desidero ringraziare la mia famiglia in Indonesia, e in particolare mia mamma che mi ha sostenuto con la sua pazienza e la sua preghiera. Vorrei riprendere la preghiera del salmo 131, che mi ha rasserenato nella sua semplicità divina e materna.

"Signore, non si esalta il mio cuore né i miei occhi guardano in alto; non vado cercando cose grandi né meraviglie più alte di me. Io invece resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è in me l'anima mia. Israele attenda il Signore, da ora e per sempre" (salmo 131).



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