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Eudoxie è una saveriana africana della repubblica democratica del Congo. Attualmente è a Parma e si prepara alla missione in Thailandia. È un segno che la fecondità di madre Celestina continua nel tempo.

Quando sento le testimonianze su madre Celestina o leggo i suoi scritti o la sua biografia, mi vengono i brividi. Il mio cuore si riempie di gioia e di riconoscenza al Signore che distribuisce i suoi doni secondo le capacità di ciascuno. Madre Celestina era ricca in umanità e ricca nello spirito. La guardo con stima e affetto e mi sento fiera di essere sua figlia. Sì, sua figlia! Una figlia che proviene dalla repubblica democratica del Congo, una figlia africana che non ha avuto la gioia di conoscerla personalmente, ma che comunque la ama e la stima.

Lo dico con orgoglio, e nello stesso tempo sento una grande responsabilità di vita cristiana e missionaria.

In latino c'è un detto: "Tale madre, tale figlia": cioè, la figlia assomiglia a sua madre.

Accogliente con Dio e con l’uomo

Tra i tanti valori vissuti da madre Celestina, mi colpisce in modo particolare la sua accoglienza. L’accoglienza nelle due dimensioni cristiane: verticale e orizzontale. Prima di tutto ha accolto seriamente e sinceramente Dio (dimensione verticale) e gli ha dato anche il permesso di essere Padrone e Signore della sua vita: “nulla anteporre alla volontà di Dio”. E Dio l’ha modellata, rendendo possibile e quasi naturale in lei l’accoglienza dei fratelli e delle sorelle (dimensione orizzontale), al punto di fare di Celestina “tutta di Dio e tutta dei fratelli”.

Celestina si sentiva sorella di tutti. Questa consapevolezza l’ha aiutata ad allargare il suo cuore, ad aprire la sua casa e le sue braccia, a spendere la sua vita generosamente per amore di Dio e dei fratelli, al di là della loro provenienza, del colore della pelle, della lunghezza del naso, dell’appartenenza religiosa.

Perché “dove c’è Dio, lì c’è posto per tutti e per ciascuno”.

Chi sa accogliere, sa evangelizzare

Mi piace chiamare madre Celestina così: donna di accoglienza, donna di consolazione, donna di ristoro.

Dalle testimonianze risulta che era impossibile incontrare Celestina e tornare senza un beneficio morale o spirituale o materiale. Lei ha scoperto, in un certo senso, il punto “debole” di Dio: l’uomo e la sua salvezza, quest’uomo creato a sua immagine e somiglianza. Ha capito che ogni persona è la strada umana per incontrare Dio: accogliendola, amandola e conducendola a Dio Padre di tutti. Il suo modo di avvicinare le persone e la sua grande capacità di relazione erano strumenti validi e importanti per l’evangelizzazione, come ci dice papa Francesco in Evangelii gaudium.

La sua era un’accoglienza calorosa, che metteva l’ospite a suo agio nella sua dignità e sacralità di figlio e figlia di Dio, e anche senza conoscere la sua storia e identità, il suo stesso modo di fare e di dire suscitava attrazione ed emozione.

Lei stessa diceva: “Senza conoscere nulla della mia vita, chi mi avvicina deve sentire una forza nuova che attira e orienta verso Dio”.

Il linguaggio universale di Celestina

Appartenendo a Dio in Gesù, madre Celestina ha un linguaggio universale e come tale ha la libertà di “parlare” anche al mio popolo congolese, alla sua cultura e alla sua vita, da anni ormai martoriata da guerre senza fine.

Il popolo congolese può imparare da Celestina il segreto per vivere in modo cristiano l’accoglienza, che è già naturale nella propria cultura, per superare i limiti dell’appartenenza tribale che a volte generano conflitti. Questo modo soprannaturale e universale di vivere l’accoglienza sarebbe una delle vie per arrivare alla pace, tanto desiderata e cercata in questa nazione e in tante parti del continente africano.

L’accoglienza non è soltanto far entrare l’altro nella propria casa, dargli da mangiare e da vestire, che è già una buona cosa; ma anche e soprattutto accettare e rispettare l’altro nella sua diversità, valorizzarlo, interagire con lui, cercare e volere il suo bene.

E il primo bene che possiamo volere al nostro fratello e alla nostra sorella è “Dio”.

È lui il “bene che umanizza”, è solo lui che rende possibile l’accoglienza dell’altro, diverso da me, come mio fratello e mia sorella.

Quindi madre Celestina interpella e mette in crisi l’accoglienza del mio popolo in particolare e dei popoli africani in generale.

Madre Celestina ci sostenga e ci procuri il dono dell’accoglienza, quella che viene da Dio.

“Non si può cadere in una pozzanghera senza bagnarsi”, dice un proverbio africano.

Non si può incontrare Dio davvero e rimanere come prima!



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