Dolores, una vita d’amore
Il giorno del funerale a Lenola, in provincia di Latina, una signora ha detto: “Ha lasciato il fratello Nicola per andare a trovare il fratello Angelo”. È proprio così. Dolores, così si chiamava, era nata tra i due. Riceveva baci dal più grande e ne dava al più piccolo. Poi il più grande, Angelo, era andato in seminario. E anche il più piccolo, Nicolino, era partito per diventare missionario saveriano.
L’angelo custode in famiglia
Così lei era rimasta sola. Ci soffriva. Ma quando tornavano in vacanza, li riempiva di attenzioni e di carezze. Intanto, si era buttata a capofitto su tutto: aiutava in casa, animava i gruppi di Azione cattolica, andava in bicicletta nei casolari più sperduti per curare gente afflitta da malaria, cuciva e ricamava con passione.
Poi si ammalò il papà, ed era lei che lo assisteva. Poi si ammalò la mamma: morbo di Parkinson, malattia lunga, estenuante. Ed era ancora lei l’angelo custode.
Il Signore le fece incontrare uno sposo meraviglioso. Quattro figlie. Aveva molto da fare.
Ma tutto questo non le bastava. Visitava i malati, aiutava i più poveri e bisognosi. La sua casa era sempre aperta.
Accompagnava in tutto il fratello don Angelo, sempre indaffarato come cancelliere vescovile e come parroco, prima a San Giovanni e poi in cattedrale.
Con gli occhi rivolti a Maria
Poi anche don Angelo si ammalò: malattia lunga e dolorosa. E lei sempre accanto, sino alla fine. Poi fu la volta di p. Nicolino, il fratello più piccolo, da 34 anni missionario in Amazzonia. Tornato per un breve periodo di riposo, si era ammalato e non era potuto ripartire. Di nuovo è lei a fare da angelo custode. Infine è stato il suo turno. Molti dolori, molta sofferenza. Ma sempre con la corona in mano, sempre affidandosi a Gesù, gli occhi sempre rivolti a Maria.
Ora mi ha lasciato; ci ha lasciati. Forse aveva nostalgia dell’altro fratello, del papà, della mamma, dello sposo. Io l’ho lasciata partire, ma mi ha detto che avrebbe pregato per le figlie e per le loro famiglie, per i nipoti, per me e la mia cara Amazzonia, per tutti. Penso che Gesù e Maria, che lei ha tanto amato, l’abbiano già fatta entrare in paradiso, nella casa della pace eterna.
“Vi ringrazio di cuore”
Grazie di cuore a tutti per essere stati vicini a mia sorella e a me. Le vostre preghiere ci hanno dato forza e coraggio.
Abbiamo sentito la bellezza della fraternità e ancor più abbiamo sentito quanto è bello sapere che abbiamo lassù un Padre che ci ama e ci aspetta.
Gesù e Maria ci prendano sempre per mano e ci accompagnino sempre.







