Dio e l’uomo coinvolti insieme
Su un grande lenzuolo i giovani di Taizè hanno scritto: “Lo spazio tra Dio e l’uomo o si riduce o restiamo soli”. Soli nel senso di solitudine, insignificanza, vuote speranze e vita senza senso. I giovani avvertono di dover affidare la propria vita non a qualcosa, ma a Qualcuno. Sanno che possono riappropriarsi delle ragioni per vivere e di un progetto di salvezza, solo ritrovando il senso profondo della speranza. Una speranza che diviene provocante e scandalosa come la morte di Gesù sulla croce, sconfitta dalla Resurrezione.
Dio sta nel volto e nelle parole di Gesù, nel credito che il Padre si è guadagnato mandando il Figlio a dirci che per mezzo di Lui la morte era vinta. Il vangelo diventa così fonte e motivo di una speranza che non ha più un senso consolatorio e gratificante, non è più un darsi senza volontà e senza peso a qualcosa che non costa e dovrà accadere comunque. È invece impegnarsi a correggere la storia, unendo sponde con ponti, amore e ragione per saldare realtà e utopia, vita e morte, contingente e assoluto. È costruire la propria vita, è fidarsi dell’uomo anche se le vicende del mondo sembrano assurde, è rendere la propria speranza non un cammino “in solitaria”, ma in cordata perché “non verremo alla meta a uno a uno, ma a due a due” (poeta Paul Eluard), insieme con Gesù e insieme con gli altri.
Nel vangelo è possibile trovare la forza di credere che non prevarrà la lezione del calcolo opportunistico e della trasgressione vincente, né il sospetto che non ci sia più nulla da immaginare e da volere, perché tutto ormai si risolve nel compromesso. La vita non è un silenzioso contenitore di fatti, ma un appello a sentirsi ogni giorno aperti a un futuro in cui l’amore per i poveri, gli umili, i deboli, gli emarginati e le minoranze soggette ai pregiudizi culturali, alle intolleranze ideologiche, alle violenze etniche, sarà lievito per un mondo più umano. Dio e l’uomo sono coinvolti insieme!
Per realizzare il suo sogno, Dio deve entrare nei sogni dell’uomo e l’uomo deve poter sognare i sogni di Dio (Abraham Heschel). Un sogno, quello di Dio, realizzato in Gesù, che ci invita a viaggiare “attraverso paesaggi incredibili, per niente facili, per niente tranquilli… ma a voi piacciono le avventure e le sfide, tranne a quelli che non sono ancora scesi dal divano. Scendete alla svelta e voi mettetegli le scarpe!” (Papa Francesco ai giovani cileni).
La vita è per viverla e viverla bene, è “bruciarla” nel servizio, nell’annuncio del vangelo. È questa la gioia dell’annuncio del vangelo.







